venerdì 19 dicembre 2008

Sicilia... Ma chi sta, poi davvero, con Miccichè?

Le risposte arrivano sempre, quando a domandarsi sono le considerazioni che sappiamo fare, provando a guardare in anticipo a cosa accadrà nel tempo. Dopo le elezioni di metà aprile, prima che il nuovo Presidente decidesse della composizione della sua Giunta per il governo della Sicilia, scrivevo: "L'MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali; non ha l'afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L'MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare. Non è sentito dalle persone".



giovedì 18 dicembre 2008

Politica & Rete [3] Creare ed accrescere il consenso, per poi tradurlo in voti...


I lettori di questo blog sanno del mio non condividere il pensiero e il modo di fare politica di Antonio Di Pietro. Come non condivido il pensiero di tutti coloro che fanno, del modo acritico in cui chi li ascolta o li legge lo recepisce, il loro successo: Gian Antonio Stella, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Michele Serra, Paolo Rossi ed altri. Spesso il loro dire o scrivere serve a spostare l'attenzione dai problemi reali, quasi ad essere, non si sa se per convinzione o paradosso, supporto a chi ha interesse a nascondere un modo di operare per portare avanti i propri tornaconti, in finanza come in politica [intrallazzi e truffe bancarie, arricchimento illecito, finanziamenti pubblici spariti nel nulla o spostati impunemente dal fine per il quale erano stati erogati]. La Casta, invero, non esiste; ma fa guadagnare denaro [vendita di libri, riviste, giornali, dvd, pubblicità] e consensi [voti alle elezioni, applausi in piazza, lettori e ascoltatori]. Ho scritto in qualcuno dei miei post precedenti che "l’opinione pubblica viene troppo spesso citata e presa in considerazione, perché si può orientare e indirizzare, le si può far vedere o credere una cosa piuttosto che un’altra… e che, invece, l’opinione propria di ciascuno, sintesi dell’intelligenza della diversità delle fonti e del modo di raccontare, critica del proprio pensiero sulla possibilità di conoscenza del fatto che genera la notizia, non è facile da manipolare. Un percorso di libertà cerca di porre le basi perché non accada che la persona sia considerata numero, né che l’individuo sia considerato elettore".



lunedì 15 dicembre 2008

Altre idee...

Non è importante quanto un'idea riesca ad avere diffusione nel pensiero comune, nella sua immediatezza. Ma quanto riesca ad incidere, realmente, nel tempo, a prescindere da quanto ne occorra perché sia condivisa ed accettata. Un'idea è già forte, e ci si crede quanto più è nella coscienza di chi prova a sostenerne il valore, nel momento stesso in cui nasce nel pensiero di chi la propone. Forse è anche questo, un po', il bello di internet. C'è una data per molte delle cose della vita; e, su un blog, le date restano.
Questo è un blog di idee, ed ha soltanto pochi mesi di vita, appena nove.
So che queste idee avranno una loro data, prima o poi.



lunedì 8 dicembre 2008

Voto di preferenza... Sondaggio aperto ai lettori...

Iniziativa sul web
In questo mio post del 28 maggio mi sono occupato del voto di preferenza, sostenendo che la libertà di scelta dell'elettore si esprime non nella scelta di un candidato da una Lista comunque predeterminata dalle segreterie dei partiti o dei movimenti in lizza nella competizione elettorale, ma nella scelta, attraverso le primarie, dei componenti di quella lista. 


Dal Blog di Walter Giannò... Cassazione: "I bambini sono tutti uguali: ma ci sono bambini più uguali degli altri"


Dal Blog di Walter Giannò, palermitano di mestiere... www.waltergianno.it

Ieri, davanti ad una chiesa di un quartiere molto popolare di Palermo, ho sentito questo breve scambio di battute tra due bambini, di nemmeno dieci anni l'uno: "Mi rù 40?"- "No. Smuntavu ora du travagghiu e mancu na mancia pigghiavu".Traduzione:"Mi dai 40 centesimi?"-"No. Ho finito da poco di lavorare e non ho preso neanche una mancia".Beh, direte voi? Dov'è la novità? Già, nessuna notizia che dà scandalo, ma "solo" dispiacere. Un bambino di dieci anni che lavora e che non riceve nulla perché guadagna con le mance mette tristezza, tanta tristezza. Ora, è una forzatura giudicare un fatto da questo scambio di battute, ma m'immagino che quel bambino debba lavorare perché la sua famiglia non se la passa affatto bene. Ciò succede a Palermo, così come altrove. I bambini sono ancora sfruttati. A tutti capita, ad esempio, d'imbattersi in locali pubblici con bambini, spesso extracomunitari, che vendono rose con le spine tolte per non farsi del male alle mani. E con il loro volto tenero chiedono un euro in cambio. Cosa facciamo noi per loro? A volte cerchiamo di non incontrare il loro sguardo perché altrimenti ci passa la fame. Beh, dovremmo farli sedere nel nostro stesso tavolo e farli mangiare con noi, invece di fare gli indifferenti. Nessun'accusa generalizzata. Solo che noi fortunati dovremmo essere più sensibili nei confronti dello sfruttamento minorile, perché ogni bambino ha diritto di vivere gioiosamente la sua età.



domenica 7 dicembre 2008

Voto di preferenza. Ma quale?


E' ripreso da un po' il dibattito sul voto di preferenza.
Ne avevo accennato in un mio post, in maggio. Ed è qualcosa che ritengo essere importante.
A proposito di cosa ci viene detto, tutti i giorni, e di cosa è realmente nel nostro interesse di cittadini ed elettori.
Il voto di preferenza è stato in uso in Italia da sempre, prima che fosse introdotto il sistema dei collegi uninominali con le elezioni politiche del 1994 che, per il loro stesso essere scelta tra opposti candidati di schieramenti diversi, le abolivano di fatto. Ha continuato ad esistere nelle elezioni locali, comprese le regionali. E continua ad esistere per le elezioni europee.
Con la riforma del sistema elettorale per le politiche del 2006, aboliti i collegi uninominali, per la prima volta si è esclusa la preferenza dal voto di lista per la scelta dei componenti della Camera dei Deputati. Senza che ce ne rendiamo conto, invece, ci si lascia credere che il non avere la possibilità di esprimere una preferenza all'interno della lista che scegliamo di votare - ed è comunque una nostra opzione se dare o non il nostro voto a quella lista - sia una limitazione della nostra libertà. Come se a scegliere la composizione della lista che decidiamo di votare fossimo noi, quando sappiamo che non è così. 



martedì 26 agosto 2008

Politica & Rete [2] Il blog di Gianfranco Micciché

L’ex Presidente dell’Ars, oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Micciché, è tra coloro che hanno intuito - anche in Italia - l’importanza di mantenere un contatto in rete con chi intenda confrontarsi, in un rapporto aperto al dialogo, con le sue idee. Non so quando abbia iniziato, ma, dal suo blog, i post partono dal giugno dello scorso anno. Linguaggio sempre chiaro e diretto, supporto video con suoi interventi sicuramente interessanti nei contenuti, schiettezza e piglio da leader, con la concretezza che appartiene al modo semplice e immediato con cui si rivolge a chi lo legge o ascolta. Idee precise, visione del futuro, convinzione nella solidità del suo pensiero, mai vago o privo di riferimenti alla realtà di cosa accade. Mi sono ritrovato per caso tra i suoi lettori, numerosi nel periodo del dopo-Cuffaro. Adesso è da parecchi mesi che la conduzione diretta del suo blog è cessata, da quando è venuta meno la sua candidatura al ruolo di Governatore della Sicilia. Sono rimasti tra le sue pagine soltanto coloro che hanno fatto parte del nucleo di blogger che hanno condiviso sin dai primi momenti la sua iniziativa, anche se, a vederne i singoli blog, soltanto in tre sono blogger, mentre gli altri sono figure dello stesso tipo, rispettabilissimo, che si incontra nelle segreterie dei partiti: persone che si avvicinano alla politica, identificandosi in un leader e condividendone le idee, non blogger per proprio conto che si ritrovano nel pensiero di un leader. Si sono persi i lettori. Non ci sono più i post del Presidente Micciché, si discute su argomenti di interesse comune a chi posta i commenti, che spesso non coincidono con quanto pubblicato nella rubrica di è-news, creata come spunto di dialogo in assenza degli interventi diretti dell’autore del blog stesso. Cosa è accaduto? 



venerdì 8 agosto 2008

Politica & Rete [1]

La diffusione della possibilità di accesso ad internet per un numero sempre crescente di famiglie offre nuove opportunità in tutti i settori della comunicazione e della vita di relazione delle società del nostro tempo. Per richiedere un certificato o una documentazione, per conoscere l'esito dell'invio di un pacco postale, per cercare un lavoro o semplicemente il modello di un auto o un componente di un prodotto, come ad esempio un elettrodomestico o un mobile, adesso si può utilizzare la rete, senza muoversi da casa. Anche per informarsi, ascoltare musica, vedere un film, leggere un libro, realizzare una ricerca di lavoro o di studio. A pensarci, questo comporta un notevole risparmio di energia e risorse. Sia in termini di economia globale che per quanto concerne l'ecosistema del pianeta; e anche per il portafoglio delle famiglie. Dal punto di vista di chi produce beni o servizi, poi, è più facile raggiungere, con costi decisamente minori, un numero di utenti vastissimo se pensiamo al sistema dei link. Un tempo, alcune riviste di pregio vantavano, con riferimento al numero di contatti che era possibile raggiungere tramite la loro lettura, il fatto di restare in bella vista nelle case di coloro che le avevano acquistate, lasciando così che la pubblicità in esse contenuta fosse durevole oltre il periodo di cadenza della loro pubblicazione. Oggi il sistema dei link offre visibilità enormi, riprendendo, per certi aspetti, quel che avveniva prima per la carta stampata nelle differenze tra quotidiani e periodici, riguardo alla durata nel tempo del messaggio da veicolare; e superando, di fatto, anche gli spot televisivi - soltanto in termini di potenzialità per ora, nella prospettiva di quelli che saranno gli sviluppi futuri - perché lo spot non ha in sé il concetto di rimando e, per essere visto su più canali, deve essere commissionato a più emittenti. 


domenica 3 agosto 2008

Dopo Piazza Navona.. La chiamano libertà di dire.. Lettera "aperta" a Sabina Guzzanti..


E' passato del tempo, riflettori spenti sulle polemiche, Piazza Navona è andata. Al di là del momento, resta una considerazione importante da fare sul modo in cui taluni ritengono di poter stabilire cosa si possa dire o fare, non considerando che lo stesso concetto si può applicare anche al loro esprimersi e che, come è stato, quando ciò accade si ha modo di assistere alla loro stizzita reazione. Così è stato per Sabina Guzzanti, per Beppe Grillo.. e altri. Il loro dire cosa può dire o fare la Chiesa in Italia, o il Presidente Giorgio Napolitano o il Ministro per le Pari opportunità, contrasta con il loro stesso apparente richiamarsi alla libertà e ai suoi valori. Polemiche a parte, non si capisce perché un ministro debba dare conto della sua vita privata e non di quel che è in grado di realizzare operando nell'ambito dell'incarico di governo che gli è stato affidato, a prescindere dal perché gli sia stato affidato, con illazioni tanto assurde quanto da dimostrare e che, comunque, non avrebbero nessun peso o valore, non per il benessere del Paese e il suo sviluppo. Non si capisce perché la CEI o il Papa non possano esprimere il loro punto di vista senza essere accusati di ingerenza, quando invece a chi, anche in modo pesantemente e volutamente scurrile e volgare, ritiene di poterlo fare, sembra che non sia consentito rivolgere critiche, se non essendo tacciati di appartenere al gruppo di coloro che non amano la libera diffusione delle idee e del pensiero.



venerdì 4 luglio 2008

Conflitti dimenticati... Ipocrisie


Ero un bambino quando mi sembrava senza fine il conflitto tra Israele e la Palestina. E gli altri. Adesso ho più di quarant'anni. Ne ho viste e lette molte nel frattempo. Nulla è ormai lontano, nessun luogo, uomo, pensiero. Voltarsi verso altro. Non serve, è troppo vicino. Sharon chiede quasi scusa a Rabin. Solo che nel frattempo Rabin è stato ucciso. Sharon non è più di scena. Ci sono troppe guerre in Africa, non hanno volto nei media, sono senza eco. E' un tempo che sembra quello vissuto dall'Europa nelle prime due guerre di inizio del secolo scorso. Sangue senza. Ci sono altre guerre, dove far crescere democrazia e salvare il futuro delle persone. Guerre con. Onu, Nato, paesi moderni e civili che amano gli interessi del sangue delle persone con. Iraq, Afghanistan. Nessuno tra coloro che hanno marciato contro il blocco della carneficina in Bosnia, Croazia, Kosovo, ha mai detto a chi lo ha visto scendere in strada d'essersi sbagliato. O forse è soltanto che non ricordo. Una città, Sarajevo, assediata per anni e molti, troppi, voltati altrove o a dire di una pace che non era per chi moriva, anche nell'anima. Paesi fornitori di armi che non partecipano a un attacco di guerra sotto il velo trasparente di una parola che non riescono ad amare nell'uso improprio che sanno farne. Le guerre sono tutte guerre. A volte, aprendo il rubinetto dell'acqua calda, penso di dare, con quel gesto, un contributo a chi usa le nostre menti per fingere che sia giusto quello che non può assolutamente esserlo. Ed è solo che è con. Un sangue diverso dai senza.

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