lunedì 6 luglio 2009

...le idee hanno i numeri

di Alfio Maria Fiamingo
Ieri rileggevo nella mente un mio post di metà del dicembre scorso... Una considerazione semplice, ma a volte dimenticata nelle analisi delle cose che accadono in politica... "Non è importante quanto un'idea riesca ad avere diffusione nel pensiero comune, nella sua immediatezza. Ma quanto riesca ad incidere, realmente, nel tempo, a prescindere da quanto ne occorra perché sia condivisa ed accettata. Un'idea è già forte, e ci si crede quanto più è nella coscienza di chi prova a sostenerne il valore, nel momento stesso in cui nasce nel pensiero di chi la propone". Tra coloro che continuano a tenere in considerazione i "pacchetti" di voti di ciascuna delle forze politiche in campo in una naturale competizione sul territorio e quelli che, invece, ritengono che siano le loro idee a trovare i riscontri numerici perché siano poi realizzabili, la strada è indirizzata, sempre di più, verso il prevalere di questi ultimi. L'elettore è, prima di tutto, una persona, uomo o donna che sia, con un suo mondo, fatto delle realtà del suo vivere, concreto nelle necessità quotidiane dalle quali sorgono le istanze che richiede il doverle affrontare. La politica dello scambio, dei favori, quella che viene definita impropriamente - con un termine riduttivo delle capacità d'interpretare e che non tiene conto del ricambio delle generazioni e del tempo - come quella che si rivolge al pragmatismo o "pancia" degli elettori, ha sempre meno futuro. La comunicazione indirizzata, quella che omette alcune cose importanti e rileva altre di poco conto facendone degli elementi di risonanza, continua a non rendersi conto del cambiamento epocale, degli scenari che si aprono - nonostante gli sforzi notevoli di molti - verso il nuovo e in risposta a quel che non ha più senso ignorare delle espressioni di sé che riesce a trasmettere la società civile. Il percorso per governare il flusso di effettivi interessi legati al bisogno di sviluppo competitivo di una società diversa per composizione da quella che ha accompagnato la rinascita del dopoguerra e gli anni a seguire, anche dopo la fine apparente della prima repubblica, non è più dato dalla somma delle adesioni di singole rappresentanze della vita politica, specie se legate a una ormai inevitabilmente in decomposizione concezione non meritocratica dell'indirizzo della distribuzione delle opportunità e delle risorse, ma assistenzialista del reperimento dei consensi. Le rivoluzioni, ho scritto altre volte, si compiono dal vero, da una strategia che sappia rendere propria la visione complessiva di quel che avviene nei mutamenti e nelle richieste indicate dalla vita di tutti e di tutti i giorni. La strada. E' quella di parlare alla comprensione e all'intelligenza, mai sopita, anche se a volte ci hanno lasciato credere che fosse il contrario. Sempre pronta a partecipare - o soltanto a risvegliarsi - nella considerazione che ci sia qualcuno che abbia voglia di farsene carico per il benessere di un insieme spesso trascurato ma da sempre attento e presente.

Un leader sa queste cose. Qualsiasi proponimento per il futuro deve, proprio come in una via obbligata dalle trasformazioni, intendere l'importanza di questi valori, sentiti e inespressi. Sulle idee - prima o poi, come la storia ci ricorda che avviene da sempre - convergono i numeri per la loro realizzazione pratica. Ho riletto anche le mie considerazioni dopo le elezioni del giugno dello scorso anno per il Comune e la Provincia di Catania... ho riletto altre pagine... scrivevo che avessero, dal loro ambito locale, una valenza di respiro generale se rapportate alla vita del nostro Paese... i fatti, a volte, parlano più dei numeri e delle parole e quel voto seppe dire molto, anche se ignorato da chi non ne aveva interesse o non messo in rilievo da chi ne ha compreso la forza esplosiva che raccontava del suo racchiudere il nucleo di una parte - quella numericamente più forte nella vita reale del Paese - dell'elettorato. Restando alla Storia, tutte le svolte - quelle che hanno saputo incidere nei cambiamenti - sono partite da un'idea, mai dal computo di cosa in termini di condivisioni avrebbe saputo raccogliere. Perché è attorno a un'idea di valore che si aggregano i numeri e, a raccontarlo, è il pragmatismo dei fatti. Invero, basta pensarci, non è mai accaduto il contrario.

Alfio Maria Fiamingo

giovedì 18 giugno 2009

...visioni

di Alfio Maria Fiamingo
La realtà è sempre uguale a se stessa. Non il livello di percezione che riusciamo ad averne. A proposito del modo in cui ogni cosa che accade può essere resa all'intelligenza di chi osserva, esistono piani diversi di approfondimento e analisi. I centoventiquattromila voti a Michele Cimino, unico candidato espresso dall'area del Pdl che fa riferimento a Gianfranco Micciché, vengono letti da molti come una sconfitta. Nelle sue dichiarazioni, rese alla stampa, anche dallo stesso Sottosegretario. Inconsapevole? I voti ottenuti da Giovanni La Via e Salvatore Iacolino, il duo dell'asse Alfano-Schifani, che ha in Giuseppe Castiglione e Domenico Nania il coordinamento regionale del partito, intorno alle centotrentanovemila preferenze, pur se risultanti dall'incrocio sullo stesso simbolo di due preferenze, volte all'uno e all'altro in aggiunta al voto che, alternativamente, ciascuno dei due ha reso per aree geografiche di appartenenza - e al quale si è aggiunto quello degli elettori di Nino Strano, vengono letti come una vittoria. Anche nelle parole del ministro guardasigilli e del buon Renato, Presidente del Senato della Repubblica. Inconsapevoli? Elettori-cittadini. Mezzi di comunicazione. Politici e media sembrano, troppe volte, guardare da un piano diverso dal vero modo in cui si collocano gli elettori. Altrimenti chiaro, invece. Inconsapevoli? Se il Sud, e la Sicilia in particolare, sono importanti per determinare il successo elettorale in casa Pdl, risultano essenziali per l'Udc. Essere Leader, in questo, significa saper immaginare il futuro e condurre la propria azione in modo da dare un senso compiuto a quel che ne indirizza il percorso. Chi ha letto i post precedenti, compresi quelli in link dello scorso anno, sa cosa intendo. Scripta manent, e, per parafrasare Virgilio - non quello di Dante, ma il portale web - è un po', questo, anche il bello di internet. Soltanto visioni? Il buon McLuhan ha svolto il suo pensiero indicando gli effetti pervasivi del mezzo sulla comunicazione, a prescindere dai suoi contenuti... e i diversi angoli di visuale che interagiscono nella comprensione tra soggetti di un quale che sia argomento, dal quotidiano che ciascuno di noi vive nell'interazione con le persone più prossime a sé, fino alla filosofia. Politica. Un modo per governare le istanze di una società di individui, cioè compiere delle scelte che sappiano, dalla loro interpretazione, realizzarle. O un modo per acquisire e, successivamente, gestire un potere su quella stessa società di persone. O un modo per porsi, più semplicemente, seguendo una ratio consequenziale al significato più in origine del termine, al servizio della stessa. In questo, nel senso che avrebbe nel suo stesso esistere come parola, senza rinunciare a quelli che firme prestigiose e lettori mediocri continuano a ritenere privilegi e che sono, né più né meno, soltanto condizioni di serenità per lo svolgimento di un compito teso a un fine corrispondente. Sono state elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, quelle di sabato sei giugno e di domenica sette. In Sicilia, tuttavia, hanno avuto un significato diverso. In Sicilia c'è stata la possibilità di scegliere tra una politica del potere e del dare e una politica del servire e del fornire. Nei risultati, almeno a guardare all'interno del Pdl, ha vinto quest'ultima. Senza che ci siano soggetti inconsapevoli. Hanno vinto i valori e le idee, sulle trame e sugli schemi di distribuzione del prevalere. Perché appaia il contrario è riconducibile allo studio del Marshall canadese. A scorrere il nastro all'indietro, certi commenti leggeri e interessati, tendenti a demolire l'immagine altrimenti inattaccabile del pupillo di Berlusconi, vivono della loro stessa inconsistenza. Non ci sono stati passi indietro né rinunce. Un disegno chiaro, un progetto reale e mai dismesso. "Prima di tutto la Sicilia", nelle parole di stavolta e dello scorso anno, è stata la sintesi di un pensiero delineato e consapevole. Anche per coloro che hanno provato ad avversarlo. Perseverando, ma senza risultati. Anche per coloro che si sono ritrovati, invece, nella condizione di dover condividerlo. In questo, la mente e il cuore, insieme, hanno reso un'immagine chiara dell'uomo. Dire di più potrebbe risultare qualcosa di diverso da un'analisi. Cade Cuffaro, segue l'avversione dell'ex governatore per la candidatura di Micciché, con l'appoggio della vecchia politica del potere, quella di Angelino e di Schifani. Prestigiacomo, no. Gianfranco, no. Lombardo serve a dare significato rafforzativo all'immagine di un centrodestra coeso, pur nell'apparente incongruenza di un permanere nelle alleanze dell'Udc, che in Parlamento, sulla scia dei pretestuosi motivi di visibilità dei Follini & c., Casini sceglie di spostare all'opposizione - dice il Berlusca a un innervosito Dell'Utri e a un obbediente Micciché. Quale rivoluzione, è il grido dei mediocri in cerca di visibilità e degli altri, quelli per bene ma comunque tali, specie tra i lettori-cittadini-elettori. Vittime del medium, indipendentemente dai contenuti dell'informazione. Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare uno studioso della Manitoba university e di Cambridge, ma tant'è, ancora al tempo d'oggi. Lombardo è uno che ha fiuto per fare suo, al contrario, il criterio al quale si ispira - ma sono solo i fondamentali, quasi come per un palleggiatore che sia regista di una squadra di volley - ogni buon manager... trasformare in positivo le opportunità che offre l'occasione. Il nostro Gianfranco, Publitalia docet, ha lo stile leggero e sottile dei gemelli Finezza della Compagnia dei Celestini del libro del grande Stefano Benni, noto scrittore umoristico-satirico sinistrorso. Berlusconi ha avuto informazioni errate o le ha interpretate male, è un uomo, può sbagliare anche lui. Gianfranco ha l'intelligenza di saper trovare altre strade, senza variare obiettivo e senza venir meno alla lealtà per uno che continua a stravedere per lui, comprendendo che la realtà vive anche nell'impossibilità che da Palazzo Grazioli e Macherio e Arcore possano esserci notizie su tutto e su tutti che abbiano un legame stretto con l'infallibilità. Forse anche dentro le mura vaticane è in fondo un po' così, fede e ragione possono errare, almeno una volta. In quanti, davvero, sono stati accanto a Micciché, ci si chiede e mi chiedo. In quanti lo hanno compreso. La risposta è nei centoventiquattromila uomini e donne che hanno scritto nell'urna il loro credere insieme ai valori e alle idee messe in condivisione, così, nel modo in cui soltanto un leader sereno del proprio operare sa - e dovrebbe sempre, per esserlo - fare. Tutti consapevoli, nel gioco delle parti. E adesso il gioco si fa nel modo in cui ci ha raccontato Vialli, tra una partita e l'altra di una competizione mondiale di quasi vent'anni addietro. La successione che a fine legislatura avverrà a Berlusconi apre già le maglie. Lo ha dichiarato il Premier, lo mostra il bailamme schizzafango dappertutto di questi anni e dei giorni di adesso in particolare. Si muove, tra gli spazi di questa scacchiera immaginaria, qualcosa di grande, che chiude e apre e sarà di discontinuità oppure a proseguire quelli che, nel 2013, saranno quasi vent'anni, mancandone soltanto uno. Silvio ha reso una cosa grande, senza essere compreso. Ha smesso il percorso di chi lo ha preceduto e di chi gli è stato coevo di una politica guidata da fili diversi, magari quelli di un dietro le quinte meno nobile dell'immagine che ne ha rappresentato, per metterci la faccia e il denaro, quello perduto dietro questo tempo spesse volte osteggiato nei proponimenti... in fondo, caduto il muro, ma non quello di troppe coscienze appannate o rese tali, è stato il primo di molti che hanno condiviso il concetto di un Paese moderno da assimilare a una grande Azienda. Questa, nella sua natura, crea sviluppo e risorse. Esattamente come dovrebbe fare uno Stato libero e che guardi al suo divenire. "Unione delle clientele" dice dell'Udc, oggi, il Presidente del Consiglio. Inconsapevole? Gianfranco, febbraio-marzo duemilaotto. Obbedisco, ma non mi adeguo. Proprio col piglio manageriale del lavoro dal quale proviene. Potrebbe essere un'altra sintesi di lettura, e lo è, insieme alle altre però. Obtorto collo, Lombardo in soltanto un anno deve adeguarsi, invece... a fine mandato lo aspetta un ministero, per crescere insieme al peso politico del suo movimento per l'autonomia. Gianfranco ha altre mire. "Prima di tutto la Sicilia", senza defezioni, né tentennamenti, né ripensamenti. E con una preoccupazione, seria, per la mancanza di una opposizione vera nella nostra Isola, prima e più ancora che nel resto del Paese. Condizione per spaccature e correnti in una maggioranza così larga. Il duo più duo, quello che negli scorsi post ha inteso riassumere i magnifici quattro, Schifani-Alfano-Firrarello-Castiglione, sceglie un trio e volge a vele aperte a favore di vento, così almeno crede... e chissenefrega, è il coro, se sull'altare si sacrifica il consenso unanime che aveva richiesto, apparentemente per sé, Berlusconi. La Via-Iacolino-Strano, flop che terno... Il medium è il messaggio. Ma il tempo, in un lungo non ritorno che alcuni considerano ritenere in una ciclicità che non esiste altrove che nelle stagioni, muove in avanti. E, almeno e anche stavolta, in centoventiquattromila non ci hanno creduto.
Poiché le opinioni spaziano tra gli argomenti e la matematica - in questo soltanto aritmetica, ad essere più ancorati alla intensità che si accompagna alle parole semplici - è una certezza, centoventiquattromila è ben di più che ottantamila più e centomila più e cinquatamila più... Non ha vinto il codazzo al Pistacchio. Non ha vinto soltanto un'idea vera. A vincere sono stati centoventiquattromila uomini e donne liberi, consapevoli dell'importanza di una politica del servire e del fornire e del governare. La scacchiera vede scorrere già le linee degli spostamenti. Il palleggio dei gemelli Finezza continua. L'Udc è - quasi - fuori, comunque agonizzante. E credo non soltanto qui da noi che siamo al centro del mediterraneo. Lombardo deve muoversi su una linea a lui fino a prima sconosciuta, anche come sistema interpetativo del suo ruolo e, più in generale, del concetto stesso di governo della polis. Le opportunità a disposizione di tutti, una politica priva di favori e senza clientelismi, lo sviluppo anche senza inutili infrastrutture, inclusivo della valorizzazione delle risorse del territorio: questo, tra l'altro di bello, hanno scritto in centoventiquattromila. In questo ha creduto e continua a credere, incurante ma determinato, Micciché. Alfano non raccoglie un invito che non pretendeva intelligenza nell'uditore e cade nella induzione di chi non ha mai pensato che potesse abiurare dal suo piano di osservazione e dagli amici, che fossero di Palermo o di Bronte, che avessero trascorsi a Villabate o sedessero in Senato, amici veri e scomponibili al fine di moltiplicarne visibilità, risultati e vittorie. La scacchiera racconta prima che si chiudano quali che siano cerchi, spessissimo anni prima. Un'anima meridionalista all'interno del Pdl o un Partito del Sud, totale antitesi rispetto all'idea di un'altra Lega, nel suo stesso e intrinseco presupposto che ne è ispiratore, a volerla o a volerlo alla fine di quella che non è una fiera, sono in tre, altri dal coro, sempre, anche quando - almeno apparentemente - incompresi. Il disegno di uno, con la serena tenacia di chi non ha mai pensato che una direzione fosse altro dall'indicare qualcosa di perseguibile soltanto perché condiviso, ha preso le forme, forse un po' in anticipo, sul foglio bianco in cui negli anni è iniziato il tratto di una matita intelligente delle cose... ed è stato accompagnato e condiviso, come appunto nelle intenzioni. Ne sono consapevoli alleati e avversari, dentro e fuori gli schemi, dentro e fuori il partito, dentro e fuori dall'opposizione e, pure stesso, dalla Politica. Nulla avviene in modo naturale senza un consenso libero. Anche se a darlo, per una volta, oltre che le persone, che sono anche cittadini-elettori, sono altri più su, leader a loro volta e a prescindere... almeno nell'aver saputo riconoscere in anticipo certe raffinatezze mentali che poco hanno a vedere con le sfere di cuoio. La direzione, allora, quale che sia, è comunque segnata. E ineluttabile.
Soltanto visioni?
Alfio Maria Fiamingo

giovedì 11 giugno 2009

...quale direzione?

di Alfio Maria Fiamingo
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in Italia, come altre volte e nel resto dei Paesi dell'Unione, hanno registrato una flessione rispetto al dato di affluenza per le politiche. Maggiore nella nostra isola sulla media nazionale. In Sicilia, invero, le elezioni dello scorso fine settimana sono state vissute con un significato diverso. Le beghe interne al PDL locale, che hanno preceduto e poi accompagnato il primo anno di governo di Raffaele Lombardo, hanno reso nei fatti, quello dei siciliani, anche un voto per assegnare la supremazia a una delle due anime del PDL, rappresentate dalla corrente Schifani-Alfano - che include il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e il Sen. Giuseppe Firrarello - e dall'altra, che si riconosce in Gianfranco Micciché. In questo blog, prima del voto, ho provato a spiegare le ragioni di una scelta che avrebbe potuto evitare che il tempo della politica tornasse indietro di decenni. A urne chiuse, tuttavia, emergono alcune semplici considerazioni: il serbatoio azzurro, per la prima volta, non ha funzionato nel ruolo di plus valore al dato nazionale complessivo del partito del Premier; il numero dei non votanti ha superato la media nazionale, come evidenziato; Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, nel ruolo di coordinatori regionali del PDL, non si sono neanche avvicinati ai risultati ottenuti da Gianfranco Micciché. Se, come già dalle prime ore, Denis Verdini e Ignazio La Russa, coordinatori nazionali insieme a Sandro Bondi, hanno indicato tra le concause di un risultato inferiore alle aspettative della formazione politica di loro appartenenza la più alta percentuale di astenuti in Sicilia, oltre che una perdita intorno ai dieci punti rispetto alle politiche di un anno addietro relativamente alla nostra regione, potrebbero ricordare a se stessi di aver scelto i coordinatori regionali e di aver avuto la percezione errata che da un provvedimento di sospensione comminato ai tre assessori che avevano accettato le deleghe del Lombardo-bis potesse venir fuori un clima più sereno. Peraltro, il plebiscito di voti per Berlusconi non c'è stato perché al gruppo Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello è risultato più comodo - posto che le preferenze in lista potevano essere al massimo tre - indicare il trio La Via, Iacolino e Strano, almeno in provincia di Catania; e perché tra gli elettori di Cimino ad Agrigento - come si legge dai risultati - ha prevalso il disappunto per un provvedimento di sospensione tanto privo di senso quanto inutile. A guardare la tabella delle percentuali, come un chiaro dato di fatto, si ritrovano più o meno gli stessi risultati delle scorse elezioni regionali.
  • Lombardo non aggiunge, su questa linea, voti al Pdl ma li sottrae, oggi come allora.
  • Lombardo non è il 65% dell'Isola, come alcuni ritenevano fosse.
  • Lombardo, voluto da Schifani-Alfano, è stato mollato da loro per ragioni incomprensibili, politicamente.
  • Lombardo, osteggiato da Micciché, prima della sua candidatura a Governatore, è adesso apprezzato dal pupillo di Berlusconi per il suo essersi mostrato disponibile a privilegiare gli interessi di un modo di intendere la politica che non guarda alle alleanze e ai favori, ma tira dritto nel senso di un recupero di efficienza e di una reale promozione dello sviluppo e delle opportunità per chi intende continuare a vivere e a immaginare un futuro che abbia un numero maggiore di certezze in questa terra al centro del mediterraneo.

Che è, poi, quanto aveva promesso proprio Micciché nel suo muovere un passo indietro, appena poco più di un anno fa, rinunciando a candidarsi in prima persona, dopo aver proposto il nome di Stefania Prestigiacomo, per il governo della regione: avrebbe posto le premesse, diceva, perché il suo percorso di idee coinvolgesse il nuovo Governatore, creando le basi per una convergenza nel presupposto di una politica di servizio ai siciliani e di progressione in avanti. Parte della stampa nazionale e dei commentatori politici rilevano nella disaffezione del nostro elettorato, sia per le urne che per il nuovo PDL, la mancata elargizione dei fondi per le aree sottosviluppate, che - a loro dire - avrebbe impedito una messe scomposta di "favori" e "clientele" [stesso ragionamento svolto da Raffaele Fitto per la Puglia di Niki Vendola] e che comunque avrebbe rappresentato, nel caso inverso, con la realizzazione delle opere da quei fondi cantierabili, un motivo di merito per le amministrazioni in essere... ma in realtà si tratta di una lettura errata. Perché nella percezione di chi vive il territorio, invece, questa politica del "dai a me, così sarò io a dare a loro" crea frustrazione e, come accaduto, proprio la "disaffezione" oggetto delle analisi di questi primi giorni post voto. Il braccio di ferro per il potere, la lotta per apparire, il non governo delle risorse che possono mettere in moto meccanismi di miglioramento delle condizioni e delle infrastrutture, vengono percepiti, da un elettorato ben più maturo di certa stampa e di certi notisti politici, sicuramente meno mediocre di altrettanti politici [ricordate le parole di Micciché sul suo blog?], per quel che sono: inutili dimostrazioni di forza, tentativi di vana rivalsa, protagonismo per l'egemonia a discapito della parte avversa... e che ne risentano i cittadini [in questo, per errore, non considerati elettori] poco importa. Il confronto è stato su basi di partenza di diverso livello. Il gruppo di fedeli del Sottosegretario Micciché, comunque sia andata, con un gap di posizionamento iniziale profondo, è riuscito ad ottenere un risultato non immaginabile, reso possibile proprio dalla condivisione di ideali e valori di tutti coloro che hanno creduto nel suo progetto sino a dentro la cabina elettorale. In questo, i quasi centoventimila voti di Michele Cimino, leggi Micciché, sono un successo che sicuramente, per quanto in campagna elettorale abbiano mostrato di essere miopi, i suoi avversari interni al partito non potranno sottovalutare. Dentro i numeri, e oltre. La Via e Iacolino, votati in gran parte insieme, hanno raggiunto un massimo di poco superiore alle centotrentanovemila preferenze. Cimino, invece, correva da solo [Catania ne è una palese dimostrazione]. La minaccia di espulsione è stata un boomerang, come prevedibile. L'elezione a Strasburgo di La Via e Iacolino, per restare nella logica dei fatti, evidenzia una vittoria solo "apparente". Il risultato finale lascia a Gianfranco Micciché tutte le strade aperte. Restare in una posizione che saprà far valere all'interno del PDL... o iniziare un nuovo percorso che parta da Sud. "Prima di tutto la Sicilia", continua a ripetere. I mediocri, anche tra gli elettori, per non parlare di certe firme strapagate, continuano a credere che siano soltanto parole. Ma gli altri, quel partito di persone libere che hanno concretamente sostenuto le sue visioni con il voto, sono molti per non destare un dibattito serio, dentro e fuori dalla Politica.

Alfio Maria Fiamingo

sabato 6 giugno 2009

...in un altra direzione

di Alfio Maria Fiamingo
Prima di tutto la Sicilia", dice Gianfranco Micciché. Lo aveva già detto, poco più di un anno fa. Anche allora, come adesso, con la stessa convinzione. La trama di un'azione politica lucida, consapevole dei percorsi necessari al raggiungimento di un obiettivo chiaro, nella mente e - per l'uomo e il suo modo di intendere la politica - nel cuore. Dai più di difficile comprensione, la strada. Ma un leader è tale quando sa indicare un cammino, la direzione è una freccia rivolta verso i valori e le idee da condividere insieme a chi segue. Così è. Anche quando sembra non apparire. Un uomo, una persona, fa quel che deve fare, a prescindere da cosa sarà detto di lui, diceva in un'intervista Giovanni Falcone. Il plauso facile non è per uomini così. Non ci sono vie tortuose per chi tiene fede a se stesso e alle promesse a disposizione di chi riesce a farle proprie, nel vederle. Un vero leader sa conoscerle in anticipo; e sa anche perseguire un disegno che coinvolga chi è disposto al suo realizzarsi. Prende forma, nei giorni di adesso, qualcosa che è nel cuore da almeno un biennio. In questo, Gianfranco Micciché ne esce comunque vincitore. Ma non è altro che un'occasione, a questo punto, quasi irripetibile. A volte le lancette del tempo che, in un continuo filo in divenire, accompagna la storia, possono tornare indietro. Prende forma, sì. Ma dal voto. Le persone, donne e uomini, liberi di desiderare un futuro per questa Isola, la Sicilia, vogliono che, a scorrere, le lancette del tempo siano in avanti. Così da essere un futuro realizzato e proiettato sulla scia di una visione ad ampio respiro. Ma cos'è una visione, se non il provarsi - prima che altri - ad andare oltre le misure già note? Un cerchio che si chiude, consente che ce ne siano altri che si aprano. Questo è il momento di una scelta, per chiudere una fase d'inizio di un progetto condivisibile. Poi ne verranno altre, ma solo da questa saldatura; un biennio di sottile - sicuramente raffinata - visione della politica. Oppure ritrovarsi altrove, anche di decenni nel passato. Logiche contrapposte, potere e servire, arroganza e dialogo. Le elezioni europee, per noi siciliani, hanno un valore incommensurabile, stavolta. C'è una scelta secca, e di valore. Un voto che può contribuire a dare senso a una direzione forse mai intrapresa, non a mia memoria, almeno. Per questo, una libera scelta in cui riteniamo di credere, come ho definito il nostro agire altre volte, è Michele Cimino. Buon voto.

mercoledì 3 giugno 2009

...l'inutile miopia di Schifani e Alfano, effetto boomerang

di Alfio Maria Fiamingo
Lo avevo scritto che sarebbe andata così. E non era difficile prevederlo.Cos'è stata allora, quella dei coordinatori regionali e di quelli nazionali, presunzione o, peggio, pochezza di vedute in politica? Cos'è stato nella mente e nella conduzione di Schifani e Alfano?Molti tra coloro che seguono le vicende in corso in Sicilia sanno che il voto di sabato e domenica ha una valenza che va oltre quella attribuibile al rinnovo del Parlamento in Europa.Perché l'elettore siciliano - a prescindere dai disegni inutilmente fuorvianti che si sta cercando invano di tratteggiare da parte di quanti sembra si accorgano soltanto adesso di aver scagliato un boomerang contro se stessi - sa che dal voto delle urne verranno fuori altre indicazioni, di più immediato impatto riguardo al futuro dell'Isola e dei suoi abitanti: il prevalere o meno di una politica che opera nel sottobosco delle spartizioni e degli affari, delle attribuzioni dei meriti e della demagogia; o il prevalere di una politica di servizio, indirizzata a un benessere e a uno sviluppo che sia complessivo e inclusivo di tutte le fonti di provenienza delle istanze espresse dalle persone che continuano a desiderare di vivere in una regione in cui sia possibile avere riconosciuti i propri diritti, senza che siano elargiti come fossero favori.Questo, da sempre, "against all odds" [nonostante tutti gli ostacoli], ha sostenuto nella sua azione politica Gianfranco Micciché... il desiderio di porre le basi perché anche in questa terra, la nostra, si abbia senza dover chiedere, né dare qualcosa in cambio.A volte incompreso, anche dalla parte più sana della società civile, specie tra coloro che in buona fede vorrebbero tutto e subito, quasi fosse un "paradiso rivelato", lo stesso immaginato da Baudelaire nei suoi scritti sull'Arte romantica.A volte persino messo alla berlina, anche da certa stampa, certi giornalisti, certe firme anche prestigiose, certe testate d'alto livello e d'alto salotto.Le dice le cose, con il loro nome, tutte le volte che c'è da dire qualcosa, lui, Micciché.E c'è sempre qualcosa di denso e di involucro per il futuro, anche se non tutti sanno accorgersene.Non è solo miopia, quella di chi ha provato a remargli contro. Ma sa definirsi nel modo in cui diventa espressione stessa di un'inconsistenza a certi occhi, se attenti già in anticipo, sin troppo palese.Schifani, Alfano, Castiglione, Firrarello...Sandro Bondi, Denis Verdini, Ignazio La Russa...Soltanto in errore?Non ci si può vendere la Sicilia e i fondi ad essa destinati in cambio di un'assunzione di forza e di forza di potere, ha detto Micciché.E ha sottolineato come sia la prima volta che Berlusconi non viene in Sicilia, per una tornata elettorale. Perché verrà dopo, per compiere le sue scelte.Senza presunzione, Gianfranco Micciché sapeva che non avrebbe funzionato la linea della vecchia politica o, peggio, della politica per il potere. Sapeva che la sospensione dei suoi non avrebbe nuociuto ad altri che ai suoi avversari, Schifani e Alfano.L'ho scritto lo scorso anno e poi anche qui, ancora pochi giorni prima che accadesse.Di questo terribile boomerang che il "duo + duo" aveva lanciato contro se stesso.Si tenta di sviare, scrivevo sopra... Cosa farà Micciché se Lombardo prende pochi voti, ci si domanda come i cretini. Fingendo di non sapere che la risposta è "un bel nulla". Perché Micciché fa la campagna elettorale per il PDL, per i suoi valori, per le cose in cui crede, ideali di autentico sviluppo e valore. Micciché fa la campagna perché Michele Cimino, che di quei valori e ideali è sana espressione, prevalga sui candidati sostenuti da Schifani e Alfano, che a quel mondo di ipocrisia, miopia e incapacità politica fanno riferimento.A prescindere dal peso attribuibile al rinnovo del parlamento europeo, in Sicilia si gioca una partita importante per il territorio.In questo, Michele Cimino deve avere quanto più possibile il consenso di tutta la gente che vuole ritenere ancora e poi ancora di porre le basi per un futuro non immaginato ma realizzabile.Nell'urna, sabato e domenica, barrare con una croce il simbolo del PDL e scriverci accanto Berlusconi e Cimino [si possono esprimere entrambe le preferenze], significa ritrovarsi in una direzione finalmente diversa, senza che a provare a imporsi siano le astuzie poco illuminate di una concezione della politica troppo legata al "prevalere", invece che al "servire".Non potevano sospendere un'idea. Non potevano sospendere una speranza.Oltre 600 amministratori, ad oggi, si sono autosospesi tra coloro che si riconoscono nella conduzione che Micciché sa interpretare della cosa pubblica.No, non potevano sospendere i sentimenti delle persone.Non potevano sospenderci tutti.
Alfio Maria Fiamingo

lunedì 1 giugno 2009

Il voto a Michele Cimino... dietro una scelta

di Alfio Maria Fiamingo
Non è importante - scrivevo sul finire dello scorso anno su questo blog - quanto tempo occorra a un'idea per affermarsi, ma le conseguenze che ad essa si accompagnano nel momento in cui trova lo spazio che ha saputo immaginare di sé nel momento in cui è stata concepita. Chi ha seguito lo svolgersi degli eventi in Sicilia a partire dalla caduta del governo Cuffaro, non ha difficoltà a leggere negli eventi di questi giorni la naturale conclusione di un disegno che era tracciabile già da allora. E che soltanto una visione senza prospettive ha impedito che apparisse nella sua chiarezza da subito. Le date sono un modo per segnare un percorso, quale che sia, anche in politica. Le date restano a dare un segno di cosa è stato e aiutano quanti sanno avere uno sguardo non miope delle cose a comprenderne l'andamento in divenire. Alla caduta di Cuffaro si è presentata l'occasione per liberarsi da certi legami, specie che il contemporaneo svolgimento della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento a Roma ha visto separarsi le strade di quello che si presentava per la prima volta come PDL - anche se non ancora costituito, come è poi accaduto con il congresso del fine marzo appena scorso - e dell'UDC di Casini. Il risultato elettorale nazionale è stato uguale a quello in Sicilia. Ma le alleanze di coalizione sono state diverse. Perché? Quel che accade adesso offre le risposte anche a coloro che non avevano saputo interpretare il dove verso cui stavamo andando. In questo, le date rendono più chiaro anche il senso di quanto scrivevo prima ancora che fossero costituiti il governo regionale e nazionale. Cuffaro poteva uscire di scena. Lombardo poteva restare in una posizione di attesa, in subordine rispetto al PDL, senza la possibilità di trarre occasione di slancio ed ampliamento per il suo movimento politico. La vittoria del centrodestra ci sarebbe stata comunque. Come avvenuto a Roma, ma non per gli stessi motivi. E, quel che è in più - a dare conferme - è che sarebbe stata una vittoria "a prescindere" dal candidato, purché allineato ai valori espressi nella tradizione di continuità Forza Italia-Alleanza Nazionale. Qualcuno ricorda il titolo del "Corriere" a proposito di un Dell'Utri che va via da Palazzo Grazioli sbattendo la porta. All'inconsistenza del PD e dei suoi alleati, a quella che lo stesso Miccichè ebbe a definire - a margine di un incontro di presentazione per la campagna elettorale alla provincia di Palermo di Giovanni Avanti - come una sinistra ormai assente dalla scena politica regionale, sarebbe stato utile contrapporre la candidatura di Stefania Prestigiacomo, voluta dall'ex Presidente dell'Ars, o dello stesso Presidente uscente: questo avrebbe disegnato un quadro che tenesse conto della richiesta di certezze espressa dagli elettori su scala nazionale con il voto del 13 e 14 aprile. E nel disegno, con un peso correlato alla presenza sul territorio, avrebbe potuto inserirsi - naturale alleato - il movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo. Basi chiare per cinque anni di impegni concreti, come dal consenso ottenuto con il voto. Un grande partito lo è realmente nel momento in cui riesce a trovare una sintesi autentica tra le componenti che ne costituiscono il valore politico. Altrimenti è tenuto insieme a forza, nonostante i contrasti tra correnti di pensiero che hanno punti di incontro insieme a una forte divergenza di idee e soprattutto di azione all'interno. Il gruppo Schifani-Alfano, già dalla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento regionale, si contrappone a quello di Gianfranco Miccichè, in una logica di affermazione che non tiene conto degli interessi della Sicilia e dei siciliani, ma delle proprie ragioni di esistenza. Lo hanno mostrato i fatti e così continua ad essere. In questa logica che sa di vecchia politica di posizionamento, la scelta di privilegiare la candidatura di Raffaele Lombardo a Governatore al posto del più illuminato Miccichè, nasce dal duo Schifani-Alfano, inclusivo di Castiglione-Firrarello e ha il sapore buono del pistacchio, ma non altro che sappia raccontare di crescita e sviluppo. Ricorda della "non memoria" delle cose. E il contrasto tra ricordare e dimenticanze è voluto. Cuffaro ha potuto restare, in qualche modo, sulla scena, proprio lui che pure aveva ostacolato - dichiarandolo apertamente - la candidatura di Miccichè, "con tutte le sue forze". Lombardo ha potuto aumentare il peso del suo movimento. Chi come me è nato e ha vissuto a Catania, sa che Lombardo ha sempre saputo utilizzare al meglio le opportunità che gli si sono presentate in politica, trasformandole in risorse: svolge benissimo il suo ruolo, sa condurre come pochi altri. Da vice-Sindaco a Sindaco e poi Presidente di Provincia e poi Presidente del Governo regionale. Sono fatti, senza immaginazione. E cosa fa il duo Schifani-Alfano, allargato a Castiglione-Firrarello? Nel momento in cui - come ha chiaramente detto Gianfranco Miccichè - Raffaele Lombardo va a toccare certi privilegi e a mettere ordine nella macchina della politica, fuori dagli schemi che il duo più duo aveva coltivato l'illusione che potessero essergli da cornice, viene attaccato e delegittimato politicamente... la riforma del sistema sanitario regionale ne è un preciso riferimento. Pochi ricordano degli accordi post elettorali, in un ottica a largo respiro e di sano rinnovamento, presentati in una conferenza aperta da Miccichè e Lombardo e ripresi dalla stampa, dal blog dello stesso Miccichè e riportati, tra tanti, anche in questo blog. Ma già da subito c'è stato l'orientamento a perseguire una politica di servizio per la Sicilia e i siciliani. D'altronde, nel ritirare la sua candidatura, in obbedienza a un mal consigliato Berlusconi, Miccichè aveva espresso con determinazione la volontà di essere garante di una politica del nuovo governo regionale il più possibile vicina al 2.0 che appartiene ai suoi programmi. Il tempo dà le risposte. Non erano parole. Adesso Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello vorrebbero riprendersi quel che avrebbero potuto sapere in anticipo di perdere. Miopia o calcolo? Incapacità o giochi di potere? Anche in un'intervista post elettorale al quotidiano "La Sicilia" Miccichè ebbe a dire delle possibilità di sviluppo per il sud e per la Sicilia che si potevano trarre, in concreto, anche da quel risultato; pur nell'errore di ritenere che il 65% o quasi fosse un voto a Lombardo e non - come invece è stato - un voto al centrodestra... ma non so se fosse un vero non leggere attentamente nel risultato delle urne o un più pragmatico voler restare ancorato ai numeri in senso "letterale" - e anche qui la contraddizione dei termini è voluta. Un politico svolge la sua azione nei fatti, riuscendo sempre ad anticiparli. Altrimenti è soltanto a metà del suo ruolo. Non lo esprime, cioè, compiutamente. Oggi non ha più senso un contrasto a Raffaele Lombardo, ne accrescerebbe - oltre la reale consistenza del suo movimento sul territorio - il ruolo discriminante nell'equilibrio politico della regione. Il modo più sano per contribuire alla crescita economica e civile della Sicilia è nella proposizione concreta di quella traccia di rinnovamento che già da Presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Miccichè aveva saputo mettere in indirizzo. Qualcosa che saprebbe trasmettere il senso di appartenenza al PDL degli elettori e che nel contempo saprebbe ricondurre in un ambito più vicino alla proporzione del suo elettorato l'MPA, senza dargli di più o di meno che quel che avrebbe in un contesto così corrispondente alle aspettative future dei siciliani. La capacità di comprendere le cose, quali che siano anche queste, si chiama intelligenza. Le opinioni a confronto aiutano a ritrovarla, anche quando dà mostra di sé quasi ad essersi smarrita. Lo stesso tempo che offre le risposte a tutti coloro che non le avevano trovate in nuce, sta raccontando della visione e dell'intelligenza di Gianfranco Miccichè. Il Sottosegretario al Cipe ha recentemente espresso il suo desiderio di un dialogo costruttivo interno tra le componenti del PDL, rilevando l'inconsistenza di esclusioni o di altre forme "punitive" o di allontanamento che - tra l'altro - allo stato delle cose, avrebbero un ritorno a boomerang contro chi volesse assumersene la decisione. Alle elezioni di sabato 6 giugno e di domenica 7 giugno, così, il voto a Michele Cimino diventa essenziale per riaffermare il senso di appartenenza ai valori di libertà, sviluppo, coerenza e visione reale del futuro e del benessere dell'Isola e dei siciliani; al di là del significato attribuibile - tout court - al rinnovo del Parlamento europeo. Se Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello hanno scelto di misurare le forze in campo, se preferiscono non far arrivare i Fondi per le aree sottosviluppate perché intendono spenderli a modo loro, dopo un rimpasto alla Regione condotto a modo loro, con tanto che continua a sapere di vecchia politica e del vecchio modo di condurre la politica, allora - ecco - il voto a Michele Cimino deve essere il voto di tutti coloro che sanno leggere come Gianfranco in un futuro diverso, per tutti noi e per i valori in cui riteniamo di credere. Le donne e gli uomini liberi di Sicilia hanno - il 6 e il 7 giugno - la possibilità di esprimere con la forza del voto il loro consenso a una politica del fare e delle lunghe vedute di prospettiva. Votare per Michele Cimino, in questo, sommergendolo di una valanga di voti, nel quadro che ho tracciato in questo post e che prescinde dunque dalla sua persona, diventa, oltre che essenziale, irrinunciabile.
Alfio Maria Fiamingo

domenica 29 marzo 2009

"Uno sguardo da qui, verso il futuro"...

E' rimasta mai utilizzata la postazione per gli incontri con la stampa, ma alla spicciolata sono venuti a lasciarsi intervistare alcuni dei protagonisti di questa tre giorni fondatrice... Quagliarello, Formigoni, Rotondi, Matteoli, Gasparri, Della Vedova, Alemanno, Nania, Bocchino...
Berlusconi chiude i lavori. Concentra la sua attenzione sulla "moralità del fare", dando per scontata - come è naturale che sia - la moralità in politica, pure se a volte manca anche questa. Ma il rispetto dei programmi con i quali si chiede il voto ai cittadini, il mantenere le promesse indicate in campagna elettorale come modalità di sviluppo e crescita del Paese, è l'aspetto più importante della moralità politica, un punto essenziale.
Anche il Premier, appena eletto Presidente del PDL, riprende i percorsi tracciati nelle parole di questi giorni.
La libertà come valore fondamentale del partito; la legittimazione che viene dal voto popolare, che serve, da qui, da questo momento che segna soltanto un inizio ufficiale di quanto già in nuce dagli anni passati [e Gasparri sottolinea il suo essere disponibile già da quindici anni a questo passo, che è oggi l'arrivo di un processo tratto in essere da allora], a guardare in avanti e al futuro. Obiettivo, intanto, è quello di portare l'Italia fuori dalla crisi, dal virus dell'influenza americana che dalla finanza è andato a colpire l'economia reale. "Nessuno - dice Berlusconi - può avere una ricetta sicura". E il suo governo, aggiunge, ha saputo muoversi con efficacia e prudenza, cercando di alimentare la fiducia, perché dai comportamenti di ciascuno - e di ciascuna delle componenti della società - ci si può muovere verso l'uscita da questo periodo di sofferenza economica strutturale. Sempre con uno sguardo aperto al domani, è nelle intenzioni del governo e del soggetto politico che ha preso forma da questo congresso offrire alle persone e alle varie componenti della nostra società la possibilità di misurarsi con quel che si è e non con quel che si possiede; dare - ai giovani e non - opportunità nel mondo del lavoro; porre le basi affinché le coppie che intendono formare una famiglia non debbano considerare questa loro decisione come una scelta coraggiosa, ma realizzabile. I nuovi indirizzi scolastici saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, senza tralasciare le basi culturali di fondo che sanno formare il pensiero.
Ringrazia i delegati per la fiducia appena espressagli con quel voto unanime di stamane. Dentro una delle sue battute, a proposito degli scherzi che alla sua età possono riservare le forti emozioni, inserisce i ringraziamenti a Fini, per quella parte del suo discorso nella quale ha riconosciuto al Presidente del Consiglio una "lucida follia" nel dare vita a questo progetto... ricorda anch'egli Erasmo da Rotterdam e che le scelte più sagge e più giuste non nascono dal ragionamento e dalla mente, né da un calcolo a freddo; le scelte che sanno contribuire a cambiare i percorsi dl mondo o di una società di persone nascono - prosegue Berlusconi - da una "lungimirante, visionaria follia"...
Ai delegati presenti, il neo eletto Presidente regala una pergamena con il discorso del 1994, quello della sua svolta di vita in cui decise di entrare in politica... c'è già in quelle parole l'essenza del progetto di adesso, non l'ennesimo partito ma l'obiettivo di unire, offrendo alle istanze della gente comune - che, dice, "siamo noi", includendosi nelle aspirazioni e negli ideali di tutti - il maggior numero di risposte concrete: per rinnovare la società italiana. Ecco perché "Popolo della Libertà", chiosa.
Il federalismo proposto da questo governo è un federalismo di distribuzione delle risorse e di slancio alla consapevolezza delle peculiarità di ciascun territorio, senza dimenticare l'essere solidali, anche per il traino a tutte le aree del Paese che consegue a una più forte omogeneità di sviluppo. La strada delle riforme, alla quale ieri, dopo le parole di Fini, ha dato un segno di apertura e disponibilità Massimo D'Alema, disegna un po' quello che era stato già nel quinquennio 2001/2006, poi bocciato dal referendum voluto dall'opposizione... Un capo del governo certo e riforma dei regolamenti parlamentari che creano ostruzionismo fine a se stesso. Quattro punti fondamentali: lavoro, famiglia, casa, risparmio. Per realizzarli, magari passando dal 44% accreditato dai sondaggi a un almeno 51%, che non è da intendersi come obiettivo di presa di posizione o di potere, come per le coalizioni che formano un cartello elettorale, ma che - nel non volersi accontentare tipico di chi crede nella visione complessiva della società a cui tende - costituisce una base minima per fare del Paese un soggetto moderno e inserito "davvero nell'Europa".
Le parole di Berlusconi spaziano, c'è una parte volta a sottolineare l'importanza dell'ambiente, senza le ipocrisie che accompagnano il falso ambientalismo; c'è un pensiero costruttivo e di riconoscimento di ruolo riservato alle donne; c'è un ampio cenno alla ricerca. "Quello che nasce oggi - dice Berlusconi - è un partito che sopravviverà ai suoi fondatori" e chiama gli amministratori locali a contribuire alla trasformazione nel senso dell'efficienza del sistema Paese. Il Pdl, conclude Berlusconi, come fucina di idee e svolta di concretezza, affinché i giovani possano sentire come propri gli stessi sogni di sempre, quelli che hanno già accomunato i partiti che costituiscono la base da cui nasce, anche da questa domenica di fine marzo, questo nuovo partito.

PDL, congresso

PDL... terzo giorno di Congresso

Candidato unico a Presidente del Popolo delle libertà, è stato appena eletto Silvio Berlusconi, all'unanimità dai seimila delegati presenti al padiglione 8...

Spazio a chi la pensa in altro modo... Idee diverse...

Grillo come Travaglio come Di Pietro, non dicono o scrivono per contribuire a eliminare un problema ma per far rumore, per ergersi a paladini di qualcosa. Sono persone consapevoli di poter esistere solo se possono dar contro qualcosa o qualcuno. E non cercano il bene comune o le soluzioni per il bene comune. L'obiettivo è creare attenzione e consensi, ma, spesse volte, non ha nulla di vero e di ideale. La coscienza critica dei lettori-ascoltatori non è poi così assente come alcuni credono. E pensare che sono loro stessi a dire che internet offre delle potenzialità enormi e che in rete non si può mentire senza essere smascherati. Non tutto è mai giusto o sbagliato, vero o falso... basta saper leggere o ascoltare o vedere. Le idee in movimento o il movimento di idee. Questo continua a voler essere "è libertà". Per questo, per questo suo essere uno spazio aperto e libero, questo blog ha deciso di ospitare la rubrica settimanale di Marco Travaglio sulla rete, "Passaparola". Anche se non ne condivide il metodo e le idee. Non tutte, almeno.