...noi siamo liberi

giovedì 18 giugno 2009

...visioni

di Alfio Maria Fiamingo
La realtà è sempre uguale a se stessa. Non il livello di percezione che riusciamo ad averne. A proposito del modo in cui ogni cosa che accade può essere resa all'intelligenza di chi osserva, esistono piani diversi di approfondimento e analisi. I centoventiquattromila voti a Michele Cimino, unico candidato espresso dall'area del Pdl che fa riferimento a Gianfranco Micciché, vengono letti da molti come una sconfitta. Nelle sue dichiarazioni, rese alla stampa, anche dallo stesso Sottosegretario. Inconsapevole? I voti ottenuti da Giovanni La Via e Salvatore Iacolino, il duo dell'asse Alfano-Schifani, che ha in Giuseppe Castiglione e Domenico Nania il coordinamento regionale del partito, intorno alle centotrentanovemila preferenze, pur se risultanti dall'incrocio sullo stesso simbolo di due preferenze, volte all'uno e all'altro in aggiunta al voto che, alternativamente, ciascuno dei due ha reso per aree geografiche di appartenenza - e al quale si è aggiunto quello degli elettori di Nino Strano, vengono letti come una vittoria. Anche nelle parole del ministro guardasigilli e del buon Renato, Presidente del Senato della Repubblica. Inconsapevoli? Elettori-cittadini. Mezzi di comunicazione. Politici e media sembrano, troppe volte, guardare da un piano diverso dal vero modo in cui si collocano gli elettori. Altrimenti chiaro, invece. Inconsapevoli? Se il Sud, e la Sicilia in particolare, sono importanti per determinare il successo elettorale in casa Pdl, risultano essenziali per l'Udc. Essere Leader, in questo, significa saper immaginare il futuro e condurre la propria azione in modo da dare un senso compiuto a quel che ne indirizza il percorso. Chi ha letto i post precedenti, compresi quelli in link dello scorso anno, sa cosa intendo. Scripta manent, e, per parafrasare Virgilio - non quello di Dante, ma il portale web - è un po', questo, anche il bello di internet. Soltanto visioni? Il buon McLuhan ha svolto il suo pensiero indicando gli effetti pervasivi del mezzo sulla comunicazione, a prescindere dai suoi contenuti... e i diversi angoli di visuale che interagiscono nella comprensione tra soggetti di un quale che sia argomento, dal quotidiano che ciascuno di noi vive nell'interazione con le persone più prossime a sé, fino alla filosofia. Politica. Un modo per governare le istanze di una società di individui, cioè compiere delle scelte che sappiano, dalla loro interpretazione, realizzarle. O un modo per acquisire e, successivamente, gestire un potere su quella stessa società di persone. O un modo per porsi, più semplicemente, seguendo una ratio consequenziale al significato più in origine del termine, al servizio della stessa. In questo, nel senso che avrebbe nel suo stesso esistere come parola, senza rinunciare a quelli che firme prestigiose e lettori mediocri continuano a ritenere privilegi e che sono, né più né meno, soltanto condizioni di serenità per lo svolgimento di un compito teso a un fine corrispondente. Sono state elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, quelle di sabato sei giugno e di domenica sette. In Sicilia, tuttavia, hanno avuto un significato diverso. In Sicilia c'è stata la possibilità di scegliere tra una politica del potere e del dare e una politica del servire e del fornire. Nei risultati, almeno a guardare all'interno del Pdl, ha vinto quest'ultima. Senza che ci siano soggetti inconsapevoli. Hanno vinto i valori e le idee, sulle trame e sugli schemi di distribuzione del prevalere. Perché appaia il contrario è riconducibile allo studio del Marshall canadese. A scorrere il nastro all'indietro, certi commenti leggeri e interessati, tendenti a demolire l'immagine altrimenti inattaccabile del pupillo di Berlusconi, vivono della loro stessa inconsistenza. Non ci sono stati passi indietro né rinunce. Un disegno chiaro, un progetto reale e mai dismesso. "Prima di tutto la Sicilia", nelle parole di stavolta e dello scorso anno, è stata la sintesi di un pensiero delineato e consapevole. Anche per coloro che hanno provato ad avversarlo. Perseverando, ma senza risultati. Anche per coloro che si sono ritrovati, invece, nella condizione di dover condividerlo. In questo, la mente e il cuore, insieme, hanno reso un'immagine chiara dell'uomo. Dire di più potrebbe risultare qualcosa di diverso da un'analisi. Cade Cuffaro, segue l'avversione dell'ex governatore per la candidatura di Micciché, con l'appoggio della vecchia politica del potere, quella di Angelino e di Schifani. Prestigiacomo, no. Gianfranco, no. Lombardo serve a dare significato rafforzativo all'immagine di un centrodestra coeso, pur nell'apparente incongruenza di un permanere nelle alleanze dell'Udc, che in Parlamento, sulla scia dei pretestuosi motivi di visibilità dei Follini & c., Casini sceglie di spostare all'opposizione - dice il Berlusca a un innervosito Dell'Utri e a un obbediente Micciché. Quale rivoluzione, è il grido dei mediocri in cerca di visibilità e degli altri, quelli per bene ma comunque tali, specie tra i lettori-cittadini-elettori. Vittime del medium, indipendentemente dai contenuti dell'informazione. Non dovrebbe esserci bisogno di ricordare uno studioso della Manitoba university e di Cambridge, ma tant'è, ancora al tempo d'oggi. Lombardo è uno che ha fiuto per fare suo, al contrario, il criterio al quale si ispira - ma sono solo i fondamentali, quasi come per un palleggiatore che sia regista di una squadra di volley - ogni buon manager... trasformare in positivo le opportunità che offre l'occasione. Il nostro Gianfranco, Publitalia docet, ha lo stile leggero e sottile dei gemelli Finezza della Compagnia dei Celestini del libro del grande Stefano Benni, noto scrittore umoristico-satirico sinistrorso. Berlusconi ha avuto informazioni errate o le ha interpretate male, è un uomo, può sbagliare anche lui. Gianfranco ha l'intelligenza di saper trovare altre strade, senza variare obiettivo e senza venir meno alla lealtà per uno che continua a stravedere per lui, comprendendo che la realtà vive anche nell'impossibilità che da Palazzo Grazioli e Macherio e Arcore possano esserci notizie su tutto e su tutti che abbiano un legame stretto con l'infallibilità. Forse anche dentro le mura vaticane è in fondo un po' così, fede e ragione possono errare, almeno una volta. In quanti, davvero, sono stati accanto a Micciché, ci si chiede e mi chiedo. In quanti lo hanno compreso. La risposta è nei centoventiquattromila uomini e donne che hanno scritto nell'urna il loro credere insieme ai valori e alle idee messe in condivisione, così, nel modo in cui soltanto un leader sereno del proprio operare sa - e dovrebbe sempre, per esserlo - fare. Tutti consapevoli, nel gioco delle parti. E adesso il gioco si fa nel modo in cui ci ha raccontato Vialli, tra una partita e l'altra di una competizione mondiale di quasi vent'anni addietro. La successione che a fine legislatura avverrà a Berlusconi apre già le maglie. Lo ha dichiarato il Premier, lo mostra il bailamme schizzafango dappertutto di questi anni e dei giorni di adesso in particolare. Si muove, tra gli spazi di questa scacchiera immaginaria, qualcosa di grande, che chiude e apre e sarà di discontinuità oppure a proseguire quelli che, nel 2013, saranno quasi vent'anni, mancandone soltanto uno. Silvio ha reso una cosa grande, senza essere compreso. Ha smesso il percorso di chi lo ha preceduto e di chi gli è stato coevo di una politica guidata da fili diversi, magari quelli di un dietro le quinte meno nobile dell'immagine che ne ha rappresentato, per metterci la faccia e il denaro, quello perduto dietro questo tempo spesse volte osteggiato nei proponimenti... in fondo, caduto il muro, ma non quello di troppe coscienze appannate o rese tali, è stato il primo di molti che hanno condiviso il concetto di un Paese moderno da assimilare a una grande Azienda. Questa, nella sua natura, crea sviluppo e risorse. Esattamente come dovrebbe fare uno Stato libero e che guardi al suo divenire. "Unione delle clientele" dice dell'Udc, oggi, il Presidente del Consiglio. Inconsapevole? Gianfranco, febbraio-marzo duemilaotto. Obbedisco, ma non mi adeguo. Proprio col piglio manageriale del lavoro dal quale proviene. Potrebbe essere un'altra sintesi di lettura, e lo è, insieme alle altre però. Obtorto collo, Lombardo in soltanto un anno deve adeguarsi, invece... a fine mandato lo aspetta un ministero, per crescere insieme al peso politico del suo movimento per l'autonomia. Gianfranco ha altre mire. "Prima di tutto la Sicilia", senza defezioni, né tentennamenti, né ripensamenti. E con una preoccupazione, seria, per la mancanza di una opposizione vera nella nostra Isola, prima e più ancora che nel resto del Paese. Condizione per spaccature e correnti in una maggioranza così larga. Il duo più duo, quello che negli scorsi post ha inteso riassumere i magnifici quattro, Schifani-Alfano-Firrarello-Castiglione, sceglie un trio e volge a vele aperte a favore di vento, così almeno crede... e chissenefrega, è il coro, se sull'altare si sacrifica il consenso unanime che aveva richiesto, apparentemente per sé, Berlusconi. La Via-Iacolino-Strano, flop che terno... Il medium è il messaggio. Ma il tempo, in un lungo non ritorno che alcuni considerano ritenere in una ciclicità che non esiste altrove che nelle stagioni, muove in avanti. E, almeno e anche stavolta, in centoventiquattromila non ci hanno creduto.
Poiché le opinioni spaziano tra gli argomenti e la matematica - in questo soltanto aritmetica, ad essere più ancorati alla intensità che si accompagna alle parole semplici - è una certezza, centoventiquattromila è ben di più che ottantamila più e centomila più e cinquatamila più... Non ha vinto il codazzo al Pistacchio. Non ha vinto soltanto un'idea vera. A vincere sono stati centoventiquattromila uomini e donne liberi, consapevoli dell'importanza di una politica del servire e del fornire e del governare. La scacchiera vede scorrere già le linee degli spostamenti. Il palleggio dei gemelli Finezza continua. L'Udc è - quasi - fuori, comunque agonizzante. E credo non soltanto qui da noi che siamo al centro del mediterraneo. Lombardo deve muoversi su una linea a lui fino a prima sconosciuta, anche come sistema interpetativo del suo ruolo e, più in generale, del concetto stesso di governo della polis. Le opportunità a disposizione di tutti, una politica priva di favori e senza clientelismi, lo sviluppo anche senza inutili infrastrutture, inclusivo della valorizzazione delle risorse del territorio: questo, tra l'altro di bello, hanno scritto in centoventiquattromila. In questo ha creduto e continua a credere, incurante ma determinato, Micciché. Alfano non raccoglie un invito che non pretendeva intelligenza nell'uditore e cade nella induzione di chi non ha mai pensato che potesse abiurare dal suo piano di osservazione e dagli amici, che fossero di Palermo o di Bronte, che avessero trascorsi a Villabate o sedessero in Senato, amici veri e scomponibili al fine di moltiplicarne visibilità, risultati e vittorie. La scacchiera racconta prima che si chiudano quali che siano cerchi, spessissimo anni prima. Un'anima meridionalista all'interno del Pdl o un Partito del Sud, totale antitesi rispetto all'idea di un'altra Lega, nel suo stesso e intrinseco presupposto che ne è ispiratore, a volerla o a volerlo alla fine di quella che non è una fiera, sono in tre, altri dal coro, sempre, anche quando - almeno apparentemente - incompresi. Il disegno di uno, con la serena tenacia di chi non ha mai pensato che una direzione fosse altro dall'indicare qualcosa di perseguibile soltanto perché condiviso, ha preso le forme, forse un po' in anticipo, sul foglio bianco in cui negli anni è iniziato il tratto di una matita intelligente delle cose... ed è stato accompagnato e condiviso, come appunto nelle intenzioni. Ne sono consapevoli alleati e avversari, dentro e fuori gli schemi, dentro e fuori il partito, dentro e fuori dall'opposizione e, pure stesso, dalla Politica. Nulla avviene in modo naturale senza un consenso libero. Anche se a darlo, per una volta, oltre che le persone, che sono anche cittadini-elettori, sono altri più su, leader a loro volta e a prescindere... almeno nell'aver saputo riconoscere in anticipo certe raffinatezze mentali che poco hanno a vedere con le sfere di cuoio. La direzione, allora, quale che sia, è comunque segnata. E ineluttabile.
Soltanto visioni?
Alfio Maria Fiamingo

giovedì 11 giugno 2009

...quale direzione?

di Alfio Maria Fiamingo
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in Italia, come altre volte e nel resto dei Paesi dell'Unione, hanno registrato una flessione rispetto al dato di affluenza per le politiche. Maggiore nella nostra isola sulla media nazionale. In Sicilia, invero, le elezioni dello scorso fine settimana sono state vissute con un significato diverso. Le beghe interne al PDL locale, che hanno preceduto e poi accompagnato il primo anno di governo di Raffaele Lombardo, hanno reso nei fatti, quello dei siciliani, anche un voto per assegnare la supremazia a una delle due anime del PDL, rappresentate dalla corrente Schifani-Alfano - che include il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e il Sen. Giuseppe Firrarello - e dall'altra, che si riconosce in Gianfranco Micciché. In questo blog, prima del voto, ho provato a spiegare le ragioni di una scelta che avrebbe potuto evitare che il tempo della politica tornasse indietro di decenni. A urne chiuse, tuttavia, emergono alcune semplici considerazioni: il serbatoio azzurro, per la prima volta, non ha funzionato nel ruolo di plus valore al dato nazionale complessivo del partito del Premier; il numero dei non votanti ha superato la media nazionale, come evidenziato; Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, nel ruolo di coordinatori regionali del PDL, non si sono neanche avvicinati ai risultati ottenuti da Gianfranco Micciché. Se, come già dalle prime ore, Denis Verdini e Ignazio La Russa, coordinatori nazionali insieme a Sandro Bondi, hanno indicato tra le concause di un risultato inferiore alle aspettative della formazione politica di loro appartenenza la più alta percentuale di astenuti in Sicilia, oltre che una perdita intorno ai dieci punti rispetto alle politiche di un anno addietro relativamente alla nostra regione, potrebbero ricordare a se stessi di aver scelto i coordinatori regionali e di aver avuto la percezione errata che da un provvedimento di sospensione comminato ai tre assessori che avevano accettato le deleghe del Lombardo-bis potesse venir fuori un clima più sereno. Peraltro, il plebiscito di voti per Berlusconi non c'è stato perché al gruppo Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello è risultato più comodo - posto che le preferenze in lista potevano essere al massimo tre - indicare il trio La Via, Iacolino e Strano, almeno in provincia di Catania; e perché tra gli elettori di Cimino ad Agrigento - come si legge dai risultati - ha prevalso il disappunto per un provvedimento di sospensione tanto privo di senso quanto inutile. A guardare la tabella delle percentuali, come un chiaro dato di fatto, si ritrovano più o meno gli stessi risultati delle scorse elezioni regionali.
  • Lombardo non aggiunge, su questa linea, voti al Pdl ma li sottrae, oggi come allora.
  • Lombardo non è il 65% dell'Isola, come alcuni ritenevano fosse.
  • Lombardo, voluto da Schifani-Alfano, è stato mollato da loro per ragioni incomprensibili, politicamente.
  • Lombardo, osteggiato da Micciché, prima della sua candidatura a Governatore, è adesso apprezzato dal pupillo di Berlusconi per il suo essersi mostrato disponibile a privilegiare gli interessi di un modo di intendere la politica che non guarda alle alleanze e ai favori, ma tira dritto nel senso di un recupero di efficienza e di una reale promozione dello sviluppo e delle opportunità per chi intende continuare a vivere e a immaginare un futuro che abbia un numero maggiore di certezze in questa terra al centro del mediterraneo.

Che è, poi, quanto aveva promesso proprio Micciché nel suo muovere un passo indietro, appena poco più di un anno fa, rinunciando a candidarsi in prima persona, dopo aver proposto il nome di Stefania Prestigiacomo, per il governo della regione: avrebbe posto le premesse, diceva, perché il suo percorso di idee coinvolgesse il nuovo Governatore, creando le basi per una convergenza nel presupposto di una politica di servizio ai siciliani e di progressione in avanti. Parte della stampa nazionale e dei commentatori politici rilevano nella disaffezione del nostro elettorato, sia per le urne che per il nuovo PDL, la mancata elargizione dei fondi per le aree sottosviluppate, che - a loro dire - avrebbe impedito una messe scomposta di "favori" e "clientele" [stesso ragionamento svolto da Raffaele Fitto per la Puglia di Niki Vendola] e che comunque avrebbe rappresentato, nel caso inverso, con la realizzazione delle opere da quei fondi cantierabili, un motivo di merito per le amministrazioni in essere... ma in realtà si tratta di una lettura errata. Perché nella percezione di chi vive il territorio, invece, questa politica del "dai a me, così sarò io a dare a loro" crea frustrazione e, come accaduto, proprio la "disaffezione" oggetto delle analisi di questi primi giorni post voto. Il braccio di ferro per il potere, la lotta per apparire, il non governo delle risorse che possono mettere in moto meccanismi di miglioramento delle condizioni e delle infrastrutture, vengono percepiti, da un elettorato ben più maturo di certa stampa e di certi notisti politici, sicuramente meno mediocre di altrettanti politici [ricordate le parole di Micciché sul suo blog?], per quel che sono: inutili dimostrazioni di forza, tentativi di vana rivalsa, protagonismo per l'egemonia a discapito della parte avversa... e che ne risentano i cittadini [in questo, per errore, non considerati elettori] poco importa. Il confronto è stato su basi di partenza di diverso livello. Il gruppo di fedeli del Sottosegretario Micciché, comunque sia andata, con un gap di posizionamento iniziale profondo, è riuscito ad ottenere un risultato non immaginabile, reso possibile proprio dalla condivisione di ideali e valori di tutti coloro che hanno creduto nel suo progetto sino a dentro la cabina elettorale. In questo, i quasi centoventimila voti di Michele Cimino, leggi Micciché, sono un successo che sicuramente, per quanto in campagna elettorale abbiano mostrato di essere miopi, i suoi avversari interni al partito non potranno sottovalutare. Dentro i numeri, e oltre. La Via e Iacolino, votati in gran parte insieme, hanno raggiunto un massimo di poco superiore alle centotrentanovemila preferenze. Cimino, invece, correva da solo [Catania ne è una palese dimostrazione]. La minaccia di espulsione è stata un boomerang, come prevedibile. L'elezione a Strasburgo di La Via e Iacolino, per restare nella logica dei fatti, evidenzia una vittoria solo "apparente". Il risultato finale lascia a Gianfranco Micciché tutte le strade aperte. Restare in una posizione che saprà far valere all'interno del PDL... o iniziare un nuovo percorso che parta da Sud. "Prima di tutto la Sicilia", continua a ripetere. I mediocri, anche tra gli elettori, per non parlare di certe firme strapagate, continuano a credere che siano soltanto parole. Ma gli altri, quel partito di persone libere che hanno concretamente sostenuto le sue visioni con il voto, sono molti per non destare un dibattito serio, dentro e fuori dalla Politica.

Alfio Maria Fiamingo

sabato 6 giugno 2009

...in un altra direzione

di Alfio Maria Fiamingo
Prima di tutto la Sicilia", dice Gianfranco Micciché. Lo aveva già detto, poco più di un anno fa. Anche allora, come adesso, con la stessa convinzione. La trama di un'azione politica lucida, consapevole dei percorsi necessari al raggiungimento di un obiettivo chiaro, nella mente e - per l'uomo e il suo modo di intendere la politica - nel cuore. Dai più di difficile comprensione, la strada. Ma un leader è tale quando sa indicare un cammino, la direzione è una freccia rivolta verso i valori e le idee da condividere insieme a chi segue. Così è. Anche quando sembra non apparire. Un uomo, una persona, fa quel che deve fare, a prescindere da cosa sarà detto di lui, diceva in un'intervista Giovanni Falcone. Il plauso facile non è per uomini così. Non ci sono vie tortuose per chi tiene fede a se stesso e alle promesse a disposizione di chi riesce a farle proprie, nel vederle. Un vero leader sa conoscerle in anticipo; e sa anche perseguire un disegno che coinvolga chi è disposto al suo realizzarsi. Prende forma, nei giorni di adesso, qualcosa che è nel cuore da almeno un biennio. In questo, Gianfranco Micciché ne esce comunque vincitore. Ma non è altro che un'occasione, a questo punto, quasi irripetibile. A volte le lancette del tempo che, in un continuo filo in divenire, accompagna la storia, possono tornare indietro. Prende forma, sì. Ma dal voto. Le persone, donne e uomini, liberi di desiderare un futuro per questa Isola, la Sicilia, vogliono che, a scorrere, le lancette del tempo siano in avanti. Così da essere un futuro realizzato e proiettato sulla scia di una visione ad ampio respiro. Ma cos'è una visione, se non il provarsi - prima che altri - ad andare oltre le misure già note? Un cerchio che si chiude, consente che ce ne siano altri che si aprano. Questo è il momento di una scelta, per chiudere una fase d'inizio di un progetto condivisibile. Poi ne verranno altre, ma solo da questa saldatura; un biennio di sottile - sicuramente raffinata - visione della politica. Oppure ritrovarsi altrove, anche di decenni nel passato. Logiche contrapposte, potere e servire, arroganza e dialogo. Le elezioni europee, per noi siciliani, hanno un valore incommensurabile, stavolta. C'è una scelta secca, e di valore. Un voto che può contribuire a dare senso a una direzione forse mai intrapresa, non a mia memoria, almeno. Per questo, una libera scelta in cui riteniamo di credere, come ho definito il nostro agire altre volte, è Michele Cimino. Buon voto.

mercoledì 3 giugno 2009

...l'inutile miopia di Schifani e Alfano, effetto boomerang

di Alfio Maria Fiamingo
Lo avevo scritto che sarebbe andata così. E non era difficile prevederlo.Cos'è stata allora, quella dei coordinatori regionali e di quelli nazionali, presunzione o, peggio, pochezza di vedute in politica? Cos'è stato nella mente e nella conduzione di Schifani e Alfano?Molti tra coloro che seguono le vicende in corso in Sicilia sanno che il voto di sabato e domenica ha una valenza che va oltre quella attribuibile al rinnovo del Parlamento in Europa.Perché l'elettore siciliano - a prescindere dai disegni inutilmente fuorvianti che si sta cercando invano di tratteggiare da parte di quanti sembra si accorgano soltanto adesso di aver scagliato un boomerang contro se stessi - sa che dal voto delle urne verranno fuori altre indicazioni, di più immediato impatto riguardo al futuro dell'Isola e dei suoi abitanti: il prevalere o meno di una politica che opera nel sottobosco delle spartizioni e degli affari, delle attribuzioni dei meriti e della demagogia; o il prevalere di una politica di servizio, indirizzata a un benessere e a uno sviluppo che sia complessivo e inclusivo di tutte le fonti di provenienza delle istanze espresse dalle persone che continuano a desiderare di vivere in una regione in cui sia possibile avere riconosciuti i propri diritti, senza che siano elargiti come fossero favori.Questo, da sempre, "against all odds" [nonostante tutti gli ostacoli], ha sostenuto nella sua azione politica Gianfranco Micciché... il desiderio di porre le basi perché anche in questa terra, la nostra, si abbia senza dover chiedere, né dare qualcosa in cambio.A volte incompreso, anche dalla parte più sana della società civile, specie tra coloro che in buona fede vorrebbero tutto e subito, quasi fosse un "paradiso rivelato", lo stesso immaginato da Baudelaire nei suoi scritti sull'Arte romantica.A volte persino messo alla berlina, anche da certa stampa, certi giornalisti, certe firme anche prestigiose, certe testate d'alto livello e d'alto salotto.Le dice le cose, con il loro nome, tutte le volte che c'è da dire qualcosa, lui, Micciché.E c'è sempre qualcosa di denso e di involucro per il futuro, anche se non tutti sanno accorgersene.Non è solo miopia, quella di chi ha provato a remargli contro. Ma sa definirsi nel modo in cui diventa espressione stessa di un'inconsistenza a certi occhi, se attenti già in anticipo, sin troppo palese.Schifani, Alfano, Castiglione, Firrarello...Sandro Bondi, Denis Verdini, Ignazio La Russa...Soltanto in errore?Non ci si può vendere la Sicilia e i fondi ad essa destinati in cambio di un'assunzione di forza e di forza di potere, ha detto Micciché.E ha sottolineato come sia la prima volta che Berlusconi non viene in Sicilia, per una tornata elettorale. Perché verrà dopo, per compiere le sue scelte.Senza presunzione, Gianfranco Micciché sapeva che non avrebbe funzionato la linea della vecchia politica o, peggio, della politica per il potere. Sapeva che la sospensione dei suoi non avrebbe nuociuto ad altri che ai suoi avversari, Schifani e Alfano.L'ho scritto lo scorso anno e poi anche qui, ancora pochi giorni prima che accadesse.Di questo terribile boomerang che il "duo + duo" aveva lanciato contro se stesso.Si tenta di sviare, scrivevo sopra... Cosa farà Micciché se Lombardo prende pochi voti, ci si domanda come i cretini. Fingendo di non sapere che la risposta è "un bel nulla". Perché Micciché fa la campagna elettorale per il PDL, per i suoi valori, per le cose in cui crede, ideali di autentico sviluppo e valore. Micciché fa la campagna perché Michele Cimino, che di quei valori e ideali è sana espressione, prevalga sui candidati sostenuti da Schifani e Alfano, che a quel mondo di ipocrisia, miopia e incapacità politica fanno riferimento.A prescindere dal peso attribuibile al rinnovo del parlamento europeo, in Sicilia si gioca una partita importante per il territorio.In questo, Michele Cimino deve avere quanto più possibile il consenso di tutta la gente che vuole ritenere ancora e poi ancora di porre le basi per un futuro non immaginato ma realizzabile.Nell'urna, sabato e domenica, barrare con una croce il simbolo del PDL e scriverci accanto Berlusconi e Cimino [si possono esprimere entrambe le preferenze], significa ritrovarsi in una direzione finalmente diversa, senza che a provare a imporsi siano le astuzie poco illuminate di una concezione della politica troppo legata al "prevalere", invece che al "servire".Non potevano sospendere un'idea. Non potevano sospendere una speranza.Oltre 600 amministratori, ad oggi, si sono autosospesi tra coloro che si riconoscono nella conduzione che Micciché sa interpretare della cosa pubblica.No, non potevano sospendere i sentimenti delle persone.Non potevano sospenderci tutti.
Alfio Maria Fiamingo

lunedì 1 giugno 2009

Il voto a Michele Cimino... dietro una scelta

di Alfio Maria Fiamingo
Non è importante - scrivevo sul finire dello scorso anno su questo blog - quanto tempo occorra a un'idea per affermarsi, ma le conseguenze che ad essa si accompagnano nel momento in cui trova lo spazio che ha saputo immaginare di sé nel momento in cui è stata concepita. Chi ha seguito lo svolgersi degli eventi in Sicilia a partire dalla caduta del governo Cuffaro, non ha difficoltà a leggere negli eventi di questi giorni la naturale conclusione di un disegno che era tracciabile già da allora. E che soltanto una visione senza prospettive ha impedito che apparisse nella sua chiarezza da subito. Le date sono un modo per segnare un percorso, quale che sia, anche in politica. Le date restano a dare un segno di cosa è stato e aiutano quanti sanno avere uno sguardo non miope delle cose a comprenderne l'andamento in divenire. Alla caduta di Cuffaro si è presentata l'occasione per liberarsi da certi legami, specie che il contemporaneo svolgimento della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento a Roma ha visto separarsi le strade di quello che si presentava per la prima volta come PDL - anche se non ancora costituito, come è poi accaduto con il congresso del fine marzo appena scorso - e dell'UDC di Casini. Il risultato elettorale nazionale è stato uguale a quello in Sicilia. Ma le alleanze di coalizione sono state diverse. Perché? Quel che accade adesso offre le risposte anche a coloro che non avevano saputo interpretare il dove verso cui stavamo andando. In questo, le date rendono più chiaro anche il senso di quanto scrivevo prima ancora che fossero costituiti il governo regionale e nazionale. Cuffaro poteva uscire di scena. Lombardo poteva restare in una posizione di attesa, in subordine rispetto al PDL, senza la possibilità di trarre occasione di slancio ed ampliamento per il suo movimento politico. La vittoria del centrodestra ci sarebbe stata comunque. Come avvenuto a Roma, ma non per gli stessi motivi. E, quel che è in più - a dare conferme - è che sarebbe stata una vittoria "a prescindere" dal candidato, purché allineato ai valori espressi nella tradizione di continuità Forza Italia-Alleanza Nazionale. Qualcuno ricorda il titolo del "Corriere" a proposito di un Dell'Utri che va via da Palazzo Grazioli sbattendo la porta. All'inconsistenza del PD e dei suoi alleati, a quella che lo stesso Miccichè ebbe a definire - a margine di un incontro di presentazione per la campagna elettorale alla provincia di Palermo di Giovanni Avanti - come una sinistra ormai assente dalla scena politica regionale, sarebbe stato utile contrapporre la candidatura di Stefania Prestigiacomo, voluta dall'ex Presidente dell'Ars, o dello stesso Presidente uscente: questo avrebbe disegnato un quadro che tenesse conto della richiesta di certezze espressa dagli elettori su scala nazionale con il voto del 13 e 14 aprile. E nel disegno, con un peso correlato alla presenza sul territorio, avrebbe potuto inserirsi - naturale alleato - il movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo. Basi chiare per cinque anni di impegni concreti, come dal consenso ottenuto con il voto. Un grande partito lo è realmente nel momento in cui riesce a trovare una sintesi autentica tra le componenti che ne costituiscono il valore politico. Altrimenti è tenuto insieme a forza, nonostante i contrasti tra correnti di pensiero che hanno punti di incontro insieme a una forte divergenza di idee e soprattutto di azione all'interno. Il gruppo Schifani-Alfano, già dalla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento regionale, si contrappone a quello di Gianfranco Miccichè, in una logica di affermazione che non tiene conto degli interessi della Sicilia e dei siciliani, ma delle proprie ragioni di esistenza. Lo hanno mostrato i fatti e così continua ad essere. In questa logica che sa di vecchia politica di posizionamento, la scelta di privilegiare la candidatura di Raffaele Lombardo a Governatore al posto del più illuminato Miccichè, nasce dal duo Schifani-Alfano, inclusivo di Castiglione-Firrarello e ha il sapore buono del pistacchio, ma non altro che sappia raccontare di crescita e sviluppo. Ricorda della "non memoria" delle cose. E il contrasto tra ricordare e dimenticanze è voluto. Cuffaro ha potuto restare, in qualche modo, sulla scena, proprio lui che pure aveva ostacolato - dichiarandolo apertamente - la candidatura di Miccichè, "con tutte le sue forze". Lombardo ha potuto aumentare il peso del suo movimento. Chi come me è nato e ha vissuto a Catania, sa che Lombardo ha sempre saputo utilizzare al meglio le opportunità che gli si sono presentate in politica, trasformandole in risorse: svolge benissimo il suo ruolo, sa condurre come pochi altri. Da vice-Sindaco a Sindaco e poi Presidente di Provincia e poi Presidente del Governo regionale. Sono fatti, senza immaginazione. E cosa fa il duo Schifani-Alfano, allargato a Castiglione-Firrarello? Nel momento in cui - come ha chiaramente detto Gianfranco Miccichè - Raffaele Lombardo va a toccare certi privilegi e a mettere ordine nella macchina della politica, fuori dagli schemi che il duo più duo aveva coltivato l'illusione che potessero essergli da cornice, viene attaccato e delegittimato politicamente... la riforma del sistema sanitario regionale ne è un preciso riferimento. Pochi ricordano degli accordi post elettorali, in un ottica a largo respiro e di sano rinnovamento, presentati in una conferenza aperta da Miccichè e Lombardo e ripresi dalla stampa, dal blog dello stesso Miccichè e riportati, tra tanti, anche in questo blog. Ma già da subito c'è stato l'orientamento a perseguire una politica di servizio per la Sicilia e i siciliani. D'altronde, nel ritirare la sua candidatura, in obbedienza a un mal consigliato Berlusconi, Miccichè aveva espresso con determinazione la volontà di essere garante di una politica del nuovo governo regionale il più possibile vicina al 2.0 che appartiene ai suoi programmi. Il tempo dà le risposte. Non erano parole. Adesso Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello vorrebbero riprendersi quel che avrebbero potuto sapere in anticipo di perdere. Miopia o calcolo? Incapacità o giochi di potere? Anche in un'intervista post elettorale al quotidiano "La Sicilia" Miccichè ebbe a dire delle possibilità di sviluppo per il sud e per la Sicilia che si potevano trarre, in concreto, anche da quel risultato; pur nell'errore di ritenere che il 65% o quasi fosse un voto a Lombardo e non - come invece è stato - un voto al centrodestra... ma non so se fosse un vero non leggere attentamente nel risultato delle urne o un più pragmatico voler restare ancorato ai numeri in senso "letterale" - e anche qui la contraddizione dei termini è voluta. Un politico svolge la sua azione nei fatti, riuscendo sempre ad anticiparli. Altrimenti è soltanto a metà del suo ruolo. Non lo esprime, cioè, compiutamente. Oggi non ha più senso un contrasto a Raffaele Lombardo, ne accrescerebbe - oltre la reale consistenza del suo movimento sul territorio - il ruolo discriminante nell'equilibrio politico della regione. Il modo più sano per contribuire alla crescita economica e civile della Sicilia è nella proposizione concreta di quella traccia di rinnovamento che già da Presidente dell'Assemblea regionale Gianfranco Miccichè aveva saputo mettere in indirizzo. Qualcosa che saprebbe trasmettere il senso di appartenenza al PDL degli elettori e che nel contempo saprebbe ricondurre in un ambito più vicino alla proporzione del suo elettorato l'MPA, senza dargli di più o di meno che quel che avrebbe in un contesto così corrispondente alle aspettative future dei siciliani. La capacità di comprendere le cose, quali che siano anche queste, si chiama intelligenza. Le opinioni a confronto aiutano a ritrovarla, anche quando dà mostra di sé quasi ad essersi smarrita. Lo stesso tempo che offre le risposte a tutti coloro che non le avevano trovate in nuce, sta raccontando della visione e dell'intelligenza di Gianfranco Miccichè. Il Sottosegretario al Cipe ha recentemente espresso il suo desiderio di un dialogo costruttivo interno tra le componenti del PDL, rilevando l'inconsistenza di esclusioni o di altre forme "punitive" o di allontanamento che - tra l'altro - allo stato delle cose, avrebbero un ritorno a boomerang contro chi volesse assumersene la decisione. Alle elezioni di sabato 6 giugno e di domenica 7 giugno, così, il voto a Michele Cimino diventa essenziale per riaffermare il senso di appartenenza ai valori di libertà, sviluppo, coerenza e visione reale del futuro e del benessere dell'Isola e dei siciliani; al di là del significato attribuibile - tout court - al rinnovo del Parlamento europeo. Se Schifani-Alfano-Castiglione-Firrarello hanno scelto di misurare le forze in campo, se preferiscono non far arrivare i Fondi per le aree sottosviluppate perché intendono spenderli a modo loro, dopo un rimpasto alla Regione condotto a modo loro, con tanto che continua a sapere di vecchia politica e del vecchio modo di condurre la politica, allora - ecco - il voto a Michele Cimino deve essere il voto di tutti coloro che sanno leggere come Gianfranco in un futuro diverso, per tutti noi e per i valori in cui riteniamo di credere. Le donne e gli uomini liberi di Sicilia hanno - il 6 e il 7 giugno - la possibilità di esprimere con la forza del voto il loro consenso a una politica del fare e delle lunghe vedute di prospettiva. Votare per Michele Cimino, in questo, sommergendolo di una valanga di voti, nel quadro che ho tracciato in questo post e che prescinde dunque dalla sua persona, diventa, oltre che essenziale, irrinunciabile.
Alfio Maria Fiamingo

domenica 29 marzo 2009

"Uno sguardo da qui, verso il futuro"...

E' rimasta mai utilizzata la postazione per gli incontri con la stampa, ma alla spicciolata sono venuti a lasciarsi intervistare alcuni dei protagonisti di questa tre giorni fondatrice... Quagliarello, Formigoni, Rotondi, Matteoli, Gasparri, Della Vedova, Alemanno, Nania, Bocchino...
Berlusconi chiude i lavori. Concentra la sua attenzione sulla "moralità del fare", dando per scontata - come è naturale che sia - la moralità in politica, pure se a volte manca anche questa. Ma il rispetto dei programmi con i quali si chiede il voto ai cittadini, il mantenere le promesse indicate in campagna elettorale come modalità di sviluppo e crescita del Paese, è l'aspetto più importante della moralità politica, un punto essenziale.
Anche il Premier, appena eletto Presidente del PDL, riprende i percorsi tracciati nelle parole di questi giorni.
La libertà come valore fondamentale del partito; la legittimazione che viene dal voto popolare, che serve, da qui, da questo momento che segna soltanto un inizio ufficiale di quanto già in nuce dagli anni passati [e Gasparri sottolinea il suo essere disponibile già da quindici anni a questo passo, che è oggi l'arrivo di un processo tratto in essere da allora], a guardare in avanti e al futuro. Obiettivo, intanto, è quello di portare l'Italia fuori dalla crisi, dal virus dell'influenza americana che dalla finanza è andato a colpire l'economia reale. "Nessuno - dice Berlusconi - può avere una ricetta sicura". E il suo governo, aggiunge, ha saputo muoversi con efficacia e prudenza, cercando di alimentare la fiducia, perché dai comportamenti di ciascuno - e di ciascuna delle componenti della società - ci si può muovere verso l'uscita da questo periodo di sofferenza economica strutturale. Sempre con uno sguardo aperto al domani, è nelle intenzioni del governo e del soggetto politico che ha preso forma da questo congresso offrire alle persone e alle varie componenti della nostra società la possibilità di misurarsi con quel che si è e non con quel che si possiede; dare - ai giovani e non - opportunità nel mondo del lavoro; porre le basi affinché le coppie che intendono formare una famiglia non debbano considerare questa loro decisione come una scelta coraggiosa, ma realizzabile. I nuovi indirizzi scolastici saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, senza tralasciare le basi culturali di fondo che sanno formare il pensiero.
Ringrazia i delegati per la fiducia appena espressagli con quel voto unanime di stamane. Dentro una delle sue battute, a proposito degli scherzi che alla sua età possono riservare le forti emozioni, inserisce i ringraziamenti a Fini, per quella parte del suo discorso nella quale ha riconosciuto al Presidente del Consiglio una "lucida follia" nel dare vita a questo progetto... ricorda anch'egli Erasmo da Rotterdam e che le scelte più sagge e più giuste non nascono dal ragionamento e dalla mente, né da un calcolo a freddo; le scelte che sanno contribuire a cambiare i percorsi dl mondo o di una società di persone nascono - prosegue Berlusconi - da una "lungimirante, visionaria follia"...
Ai delegati presenti, il neo eletto Presidente regala una pergamena con il discorso del 1994, quello della sua svolta di vita in cui decise di entrare in politica... c'è già in quelle parole l'essenza del progetto di adesso, non l'ennesimo partito ma l'obiettivo di unire, offrendo alle istanze della gente comune - che, dice, "siamo noi", includendosi nelle aspirazioni e negli ideali di tutti - il maggior numero di risposte concrete: per rinnovare la società italiana. Ecco perché "Popolo della Libertà", chiosa.
Il federalismo proposto da questo governo è un federalismo di distribuzione delle risorse e di slancio alla consapevolezza delle peculiarità di ciascun territorio, senza dimenticare l'essere solidali, anche per il traino a tutte le aree del Paese che consegue a una più forte omogeneità di sviluppo. La strada delle riforme, alla quale ieri, dopo le parole di Fini, ha dato un segno di apertura e disponibilità Massimo D'Alema, disegna un po' quello che era stato già nel quinquennio 2001/2006, poi bocciato dal referendum voluto dall'opposizione... Un capo del governo certo e riforma dei regolamenti parlamentari che creano ostruzionismo fine a se stesso. Quattro punti fondamentali: lavoro, famiglia, casa, risparmio. Per realizzarli, magari passando dal 44% accreditato dai sondaggi a un almeno 51%, che non è da intendersi come obiettivo di presa di posizione o di potere, come per le coalizioni che formano un cartello elettorale, ma che - nel non volersi accontentare tipico di chi crede nella visione complessiva della società a cui tende - costituisce una base minima per fare del Paese un soggetto moderno e inserito "davvero nell'Europa".
Le parole di Berlusconi spaziano, c'è una parte volta a sottolineare l'importanza dell'ambiente, senza le ipocrisie che accompagnano il falso ambientalismo; c'è un pensiero costruttivo e di riconoscimento di ruolo riservato alle donne; c'è un ampio cenno alla ricerca. "Quello che nasce oggi - dice Berlusconi - è un partito che sopravviverà ai suoi fondatori" e chiama gli amministratori locali a contribuire alla trasformazione nel senso dell'efficienza del sistema Paese. Il Pdl, conclude Berlusconi, come fucina di idee e svolta di concretezza, affinché i giovani possano sentire come propri gli stessi sogni di sempre, quelli che hanno già accomunato i partiti che costituiscono la base da cui nasce, anche da questa domenica di fine marzo, questo nuovo partito.

PDL, congresso

PDL... terzo giorno di Congresso

Candidato unico a Presidente del Popolo delle libertà, è stato appena eletto Silvio Berlusconi, all'unanimità dai seimila delegati presenti al padiglione 8...

sabato 28 marzo 2009

Seconda giornata del Congresso fondatore del PDL

Oggi niente dolci... avranno saputo che ieri ne ho fatto man bassa, forse. Stamane arrivo in ritardo. Sul treno per Fiumicino/fermata Fiera di Roma, c'è un maresciallo dell'esercito che svolge servizio in Kossovo, ovviamente in licenza. E' di Roma, mi racconta del suo impegno per la pace, per servire le ragioni del dialogo, anche là in quei luoghi, dove c'è ancora spazio per gli odi che restano sotto la pelle, quello tra musulmani e serbi, ad esempio. E' un tema che verrà ripreso nella giornata di oggi, dagli oratori, anche dal ministro Carfagna, questo degli italiani nel mondo a garanzia della pace e dello sviluppo dei popoli. Hanno parlato tutti tra gli applausi; da Brunetta a Matteoli, con in mezzo Sacconi, Frattini, Prestigiacomo, Gasparri... anche Alemanno, che aveva già parlato ieri, riprende la parola. Mentre scrivo dice Scajola che il Popolo della Libertà appartiene a tutti coloro che hanno contribuito a dargli vita... Matteoli - che lo ha preceduto - sottolineava, come gli altri in questi due giorni, il ruolo di partito post ideologico, laico, cattolico e moderato del PDL. In questo, il riferimento a Brecht di Schifani, e quello di altri, ieri, alla Fallaci, le parole di oggi di Fini, aiutano a comprendere da che punto di vista si prova a guardare in modo nuovo alla politica, traendo comunque solidità dalle basi comuni e dai valori di appartenenza che hanno, già da prima, visto condividere le idee e soprattutto le prospettive della politica con riferimento al futuro del nostro Paese. Pomeriggio il Presidente del Senato Schifani ha ripreso gli stessi concetti di fine mattina resi da Gianfranco Fini. Ricordando che il suo ruolo di terzo garante super partes non comporta, come già detto dal Presidente della Camera, il non possedere idee ed emozioni e che questi di adesso sono giorni per le idee e le emozioni. La pagina del PDL, aggiunge Schifani, parte dalla sconfitta del '96, e anche dalla nuova classe politica giovane che continua ad affacciarsi con entusiasmo al partito. Fa un riferimento ai danni che hanno reso meno incisiva di quanto il Presidente Berlusconi avrebbe voluto l'azione del governo 2001/2006, le fibrillazioni UDC, la non continuità di testa e di idee. Ricorda, ancora, come la risicata sconfitta dell'aprile 2006 non è stata in realtà una sconfitta, perché l'avversario, quell'Ulivo accozzaglia di partiti del "contro", senza una visione unitaria in sé del bene del Paese, non ha saputo esprimere, poi, altro che le sue stesse contraddizioni interne. Le Istituzioni, dice Schifani, sono un bene di tutti. E ricorda le vittorie che hanno reso forte il Paese, terrorismo compreso. Il principio di solidarietà, insito in una forza nuova che parte da valori lontani e che vuole essere protagonista delle battaglie politiche di libertà. Riprende anche le parole di Fini sull'immigrazione, definendo l'integrazione un tema che si impone ora e per il futuro, specie riguardo a chi è portatore di altre culture e religioni, nel rispetto di tutti. Modernizzare il Paese, insiste Schifani, è modernizzare il sistema politico e su questo chiede all'opposizione di dire a chiare lettere se intende apportare un contributo, contro la burocratizzazione, a volta inconsapevole ma reale, della vita di tutti i giorni; il costo e il sistema delle Istituzioni vanno riformati, come anche ridotto il numero dei parlamentari. Così per il sud: no all'assistenzialismo, sì ad investimenti che abbiano dei contenuti e offrano opportunità di crescita e di ampliamento delle infrastrutture. Anche su questo tema, la logica di solidarietà non può essere logica di fondi perduti senza guardare in avanti, perché dallo sviluppo del Sud anche il Nord ne trarrà beneficio. Potrebbero sembrare, queste ultime, parole di sempre. Ma troppe volte, invece, l'impossibilità del fare, la stessa della quale parlava stamane Gianfranco Fini, ha reso vuota la volontà di chi non ha smesso di crederci. Ricordo quando Rutelli e Prodi venivano in Sicilia a promettere il ponte. Non mi interessa il ponte, non è questo. Ma è un problema serio, invece, il fatto che in Italia esista una opposizione senza idee, capace solo di andare contro, prescindendo dai contenuti. Che vuole qualcosa soltanto se a chiederla o proporla non è l'avversario. E adesso non vuole il ponte, da quando a dire di volerlo fare davvero è stato Silvio Berlusconi. A questo, anche nel chiedere di questi giorni di credere in un non improbabile 51%, il PDL, con la sua azione, proverà a dire basta, portando avanti un'altra politica, quella del fare. L'albero, dice a conclusione dei lavori della giornata Giulio Tremonti, trae le sue radici dal basso.
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Fini al Congresso

Lo stesso lungo plauso riservato al ministro Brunetta accoglie l'inizio del discorso di Gianfranco Fini alla platea dei delegati di questo primo congresso, quello fondatore, del Partito del Popolo delle Libertà. L'abbraccio finale di Silvio Berlusconi a rimarcare l'inesistenza di motivi di disaccordo tra i due leader, ripresa anche dal Presidente di Alleanza Nazionale nelle sue parole, con il Premier a scendere la scaletta che porta giù dal palco con le braccia poggiate sulle sue spalle. E' interessante il discorso di Fini, al pari di quello del Presidente del Consiglio che ha chiuso i lavori ieri sera. Racconta degli ideali e delle motivazioni, gli uni e le altre ancorate a un criterio di concretezza, che hanno mosso le ragioni della nascita del PDL. La vocazione del Paese al maggioritario, il pluralismo, la diversità delle posizioni in un sistema democratico che non devono sfociare in tensione e indebolimento delle Istituzioni. Il risultato elettorale dell'aprile dello scorso anno che ha espresso una maggioranza consolidata, un esecutivo rafforzato nella sua credibilità dall'alleanza con la Lega, qualcosa che richiede rispetto.
La grande scommessa, dice Fini, è mostrare che in una democrazia compiuta il buon governo non coincide necessariamente con l'alternanza di forze politiche a fine legislatura, perché le idee e i concetti servono a disegnare lo sviluppo: pensare e costruire l'Italia di domani, giorno per giorno, per programmare da basi solide. Occorre essere capaci di alimentare dall'individualismo una speranza collettiva in un futuro in cui credere; e il senso di appartenenza a una comunità.
Comincia con i ringraziamenti, Gianfranco Fini: per la chiarezza e la generosità nel discorso di ieri di Berlusconi... chiaro nel dire cosa è davvero il PDL, non un cartello elettorale ma un soggetto politico popolare, sintesi di valori comuni alle forze che hanno scelto di porre le basi della sua nascita; e per l'omaggio del Premier a Pinuccio Tatarella, non solo un pensiero a una persona scomparsa ma il ricordare la sua intuizione politica. Prosegue con il sottolineare l'importanza, per una società coesa e modernamente strutturata, del garantismo e della correttezza. Il grande partito plurale che è il PDL, continua Fini, è una sintesi positiva che ha in Berlusconi un referente che garantirà esecutività alla sua linea, che si colloca appieno nella famiglia del PPE, cioè pluralismo e democrazia senza statalismo. Le componenti che stanno contribuendo alla nascita del PDL vengono da storie e culture a volte anche diverse, ma con valori comuni insieme al rispetto degli avversari politici. E qui fa anche quella che chiama una "considerazione oggettiva" l'on. Fini: dei due grandi raggruppamenti politici che hanno preso forma in Italia, il PDL ha una suo preciso posizionamento in Europa, quello ricordato sopra nel PPE; il PD, invece, non ha un suo riferimento e mostra di essere, perciò stesso, una sintesi apparente e non ancora compiuta... non è cambiando i segretari alla guida del partito che i democratici avranno sviluppo nella continuità di una linea che rimane frammentata, manifestazione di punti di visione a volte in contraddizione, proprio per il loro venire da riferimenti diversi, privi di collegamenti comuni.
Tre grandi questioni individua Fini, nel chiedersi e nel chiedere cosa significa essere italiani oggi. Ricorda il suo ruolo di Presidente della Camera in una democrazia parlamentare, che comporta che egli debba a volte intervenire con parole e prese di posizione che ne evidenzino la centralità nella funzione legislativa; e che la stampa, quelle stesse volte, riprende come fossero di richiamo per l'azione del governo, senza che siano assolutamente, invece, in contrasto con Berlusconi.
Una delle tre è la qualità della nostra democrazia. Occorre che il volano si alzi, che la farfalla si libri nell'aria, dice il Presidente Fini: dare vita a Istituzioni che rispondano alle istanze del Paese. Una democrazia è necessario che sia autenticamente rappresentativa e governabile: in questo non può esserci contraddizione, perché dall'ascolto delle domande della società serve che ci sia un governo capace di decidere, poi, per avere in concreto le risposte alle sfide sempre più pressanti e incisive che richiedono i tempi di adesso e del futuro. Non si può non riprendere con le riforme indispensabili a competere con la modernità. La prima parte della Carta Costituzionale è viva e ancora attuale e non richiede modifiche, magari soltanto un aggancio al ruolo dell'Europa così come è andato a evolversi nei decenni. Ma - e anche qui c'è un lungo applauso dei delegati - la seconda parte si può e si deve riformare, proprio al fine di evitare che si presenti la contraddizione che si vuole evitare.
Rafforzare il governo, iniziare una grande stagione costituente, rispettando la Costituzione vigente nel riformarla: e bisogna farlo davvero, dice ancora Fini, per l'importanza di poter legiferare secondo i tempi e le esigenze di una società moderna.
La seconda delle sfide è la qualità della vita degli italiani... ed è dall'assetto che avrà la Costituzione, che si potrà rispondere con l'attenzione che le stesse istanze legate a quest'altra sfida impongono. Intanto bisogna che ci sia consapevolezza che la crisi attuale è "strutturale", non congiunturale, di un capitalismo che aveva spostato il baricentro della sua azione sulla finanza piuttosto che sulla produzione della ricchezza. Aumentare i dividendi e i bonus per i manager ad essi collegati, ha spostato l'attenzione dalla produzione verso forme già definite di "finanza creativa"... Nulla di nuovo, tiene a precisare Fini: occorre che siano riposti al centro dell'economia il lavoro e la "concretezza del fare", così che il sociale non risulti un appello ma il recupero di valori tradizionali e che la risposta alla lunga crisi economica di questi momenti difficili abbia la sua provenienza da "categorie di pensiero" che sappiano ridare slancio alla responsabilità e alla capacità di decidere e muovere le cose che sono da fare.
In questo, la crisi del PD non è soltanto di consenso, ma di idee e di proposte: la difficoltà, a volte troppo palese, di comprendere verso dove andava e va la società italiana e di interpretarne l'orientamento per soddisfarne le richieste. Elogia, proseguendo nel suo discorso, le iniziative di volontariato e delle associazioni no profit, che gli offrono lo spunto per parlare di un welfare che garantisca solidarietà e che sia un welfare delle opportunità da offrire e garantire ai più deboli, non dell'assistenzialismo. Ciò potrà comportare il rivedere gli assetti dei rapporti previdenziali, rimettendo mano alla riforma delle pensioni... ma questo Fini lo segna quasi di passaggio, per parlare di una cosa più pressante per la stabilità del Paese: il patto tra generazioni, il sentirsi da una stessa parte per genitori e figli, già richiamato altre volte in passato. Il lavoro che non c'è richiede una riflessione: che siamo un po' tutti noi al contempo produttori e consumatori, che non esiste più una società divisa tra proletari e borghesi; e che si smetta di pensare al vecchio e si realizzino le basi di una più produttiva concordia sociale. La visione ottocentesca della sinistra riguarda una fotografia della nostra società che non c'è più.
La natura del nostro essere comunità nazionale, la misura della nostra identità, anche nel dibattito interno al PDL, a proposito ad esempio del problema dell'immigrazione, non possono non tenere conto del ricordare d'essere stati noi stessi un popolo di emigranti per proporre, anche in questo, una risposta che nasca da una categoria di pensiero, che raccolga valori e idee per una integrazione nella legalità che non comporti una assimilazione quasi obbligata e che abbia un fondamentale rispetto per la dignità umana. Non deve esserci timore per ciò che non conosciamo. Anche la scuola riveste e dovrà farlo più marcatamente in futuro un ruolo strategico nell'integrazione.
Altra importante sfida, non ultima per importanza, è quella del patto tra nord e sud, che faccia del meridione - che paga più forte i danni della crisi economica e finanziaria - un'area in cui anche dal federalismo fiscale nasca un'opportunità per annullare logiche clientelari e per dare slancio alla scelta di fare e alla realizzazione delle infrastrutture, senza le quali continuerà a non esserci sviluppo. "Lo Stato non deve essere il participio passato del verbo essere", ricorda Fini, ma uno Stato che sappia riaffermare la sua posizione: dare alle Regioni del sud la possibilità di competere sul mercato e di risolvere il deficit di strutture e legalità con il contributo del ruolo fondamentale che hanno le Istituzioni. La chiama "tela di valori"... "etica del dovere" per preparare la società di domani. Anche in questa conclusione c'è la serenità di chi sa di non scoprire nulla di nuovo, soltanto il dare centralità allo sviluppo attraverso il riaffermarsi della "tradizione" dei "valori irrinunciabili" di una società che non abbia solo la "cultura dei diritti" ma anche quella "dei doveri", al servizio di un benessere che sia comune. Ed è nella individuazione dell'importanza dell'assunzione di responsabilità rispetto alle grandi questioni, finisce il Presidente, che è possibile per gli italiani ritrovarsi nelle speranze che li muovono, riprese all'inizio del suo intervento. Non c'è contraddizione tra il senso di identità italiano e l'appartenenza al progetto di un'Europa libera e unita; come non ce n'è nel richiamo alle radici cristiane dell'Europa e nella necessità della laicità dello stato. Perché la laicità è la distinzione tra i modi di intendere i rapporti tra Religione e Stato ed è "frutto della maturità del cristianesimo", garanzia dall'ideologia: per "non usare la religione come pretesto per leggi".

venerdì 27 marzo 2009

Berlusconi al Congresso

Si alza, dopo aver ringraziato con cenni di assenso e consenso del viso, Gianfranco Fini, quasi imbarazzato, alle parole del Premier, riconoscimento al ruolo svolto nel contributo alla creazione della casa comune dei liberali e moderati che si riconoscono nel nuovo partito che nasce oggi ufficialmente qui a Roma; e che trae le sue origini dalle intuizioni di sempre. A partire dall'azione di Pinuccio Tatarella [lunga pausa di plauso e commozione quando il Presidente del Consiglio ne ricorda la memoria], dalla provocazione di Berlusconi quando ebbe ad indicare la persona del Presidente della Camera come Sindaco della Capitale - ed allora era ancora e "soltanto" MSI: c'era la vocazione del Paese al maggioritario già in quelle parole, aggiunge a sottolineare quel momento della storia della nostra politica, Berlusconi. Come anche nel saper guardare a destra di Craxi - e Stefania, seduta tra i delegati, sorride di una cara emozione. Una scelta libera, nel discorso alla Fiera di Roma, quella del Popolo delle Libertà. Sovranità al popolo, diritto inalienabile alla proprietà e alla determinazione di ognuno ad essere protagonista di se stesso nella costruzione del proprio futuro. Lo Stato visto come al servizio dei cittadini, non viceversa, perché lo Stato che concede i diritti, dice Berlusconi, può anche toglierli a suo discernimento, quando crede, in violazione dei principi di libertà. La diversità con l'opposizione vive anche di questo rovesciamento del modo di concepire lo Stato, nella differenza che consiste nella filosofia della libertà: non quindi il cittadino al servizio di uno Stato comunitario e centralista, padrone della vita degli individui, che la pianifica a discrezione di una oligarchia al governo... Concezione pericolosa, fa rilevare Berlusconi, che offre spazi a interpretazioni lesive dell'autodeterminazione delle persone. Sono schematiche ed efficaci, anche stavolta, le parole del fondadore di Forza Italia, ora leader di questa nuova formazione politica. Parte andando indietro nel tempo, all'essenza del pensiero di Don Sturzo, con riferimento alla collocazione nel Partito Popolare Europeo della neonata formazione politica, il Presidente; ricorda la lungimiranza con la quale seppe farlo proprio e portarlo avanti Alcide De Gasperi. La libertà come valore fondamentale, del quale come per altri aspetti vitali della nostra esistenza, ci ricordiamo quando viene a mancare, come accade ancora nel mondo moderno, con i lager dei nostri giorni, un po' ovunque, nei Paesi in cui continuano ad esistere i regimi totalitari.
Ripercorre le tappe dalla fondazione di Forza Italia e dalla scelta di Fini, nel gennaio successivo, di Alleanza Nazionale. E' una parola sbagliata quella dello "sdoganamento", precisa Berlusconi, con riferimento all'opposizione che parla di qualcosa che, secondo le parole del Premier, non si può applicare alle idee, che hanno un motore proprio e che dà loro valore. Avevano un lungo percorso da compiere, sostiene Berlusconi, lui, Bossi, Fini. Chiude chiamando sul palco i leader dei partiti che confluiscono da oggi, per libera scelta, nel PDL. Dal ruolo di argine per la democrazia in Italia, anche contro certe espressioni di intolleranza e le strumentalizzazioni della politica, con i limiti di una informazione a volte protagonista distorta dell'andamento della vita politica del nostro Paese. Nella tolleranza verso tutti, anche verso i propri avversari, tipica della libertà che appartiene all'idea stessa di fondazione del partito, Berlusconi quasi auspica un ruolo di contribuzione a una sana crescita del Paese a una sinistra reale che non esiste, dopo che anche il tentativo di Veltroni e Rutelli di mettere in piedi il PD è stata l'ennesima prova di voler mascherare il vuoto di idee con il cambiamento di nome e di simbolo, come ha ampiamento mostrato la disaffezione del Paese alle recenti tornate elettorali, che hanno visto ridursi i consensi dell'area PD fino a indurre lo stesso Veltroni alle dimissioni.
C'è anche una nota di ringraziamento al ruolo e alla saggezza di Benedetto XVI, prima di chiudere. E il ricordare il riconoscimento di nucleo fondante della nostra società per la famiglia, a metà del discorso, proprio nel mezzo del rilievo con cui ha voluto ricordare quanto importante in una democrazia sia lo spazio alla tolleranza. Un grazie del Presidente, come in tante altre occasioni accade tra le sue parole, agli americani, per il loro intervento che ha reso l'Europa libera dal nazismo e dal comunismo. Domani i lavori riprendono al mattino, dalle 9,30.

cronaca...

Parlano i giovani...
Apre Anna Grazia Calabria... aveva dodici anni quando è stata fondata Forza Italia...
I valori del merito, del credere nel futuro, costruito con i valori e la tenacia di chi sa conoscere cosa è in grado di esprimere di se stesso... "La libertà è un dovere, prima ancora che un diritto", viene ricordata Oriana Fallaci... Chissà cosa ne penserebbe... In fondo, di ciascuno, si incontra quel che si condivide... In questo, a pensarci, non è così lontano anche quel che potrebbe sembrare o essere.
...prima dell'inizio
Il padiglione 8 inizia a riempirsi...
...mentre La Russa risponde a qualche domanda in sala stampa

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Spazio a chi la pensa in altro modo... Idee diverse...

Grillo come Travaglio come Di Pietro, non dicono o scrivono per contribuire a eliminare un problema ma per far rumore, per ergersi a paladini di qualcosa. Sono persone consapevoli di poter esistere solo se possono dar contro qualcosa o qualcuno. E non cercano il bene comune o le soluzioni per il bene comune. L'obiettivo è creare attenzione e consensi, ma, spesse volte, non ha nulla di vero e di ideale. La coscienza critica dei lettori-ascoltatori non è poi così assente come alcuni credono. E pensare che sono loro stessi a dire che internet offre delle potenzialità enormi e che in rete non si può mentire senza essere smascherati. Non tutto è mai giusto o sbagliato, vero o falso... basta saper leggere o ascoltare o vedere. Le idee in movimento o il movimento di idee. Questo continua a voler essere "è libertà". Per questo, per questo suo essere uno spazio aperto e libero, questo blog ha deciso di ospitare la rubrica settimanale di Marco Travaglio sulla rete, "Passaparola". Anche se non ne condivide il metodo e le idee. Non tutte, almeno.