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lunedì 29 dicembre 2008

Informazione & futuro... nuove prospettive di libertà... [1]


Mi sono occupato altre volte delle nuove prospettive che la rete apre alla diffusione delle notizie e delle opinioni; c'è anche un blog che ho dedicato all'argomento, riprendendo i miei post pubblicati qui. E' un tema che appartiene a cosa sarà nel prossimo futuro, inevitabilmente; c'è chi ha già compreso in che direzione ci stiamo muovendo, c'è chi continua a nasconderlo, innanzitutto a se stesso; c'è chi prova a resistere nelle posizioni in cui si trova, di privilegio forse, e non ha abbastanza risorse mentali per aprirsi al domani, interpretando i mutamenti nel senso che potrebbe consentirgli di rimanere credibile... cercando, piuttosto, di rimandare il più possibile gli effetti che verranno fuori dalle conseguenze dell'affermarsi della rete sul web.
Anche nel futuro avrà più valore non già il numero, ma la qualità dei numeri; e, in questo, conterà in misura decisiva, anche in proiezione della stessa esistenza di una editoria sul web.
Perché non avrà peso la quantità dei flussi, ma la permanenza di lettura e di visione dei contenuti proposti. Oggi è ancora un tempo per immaginare, e per la riflessione. Nell'immediato, poi, sarà invece un tempo per nuovi assetti ed equilibri... crolleranno alcune delle certezze alle quali continuano ad accostarsi taluni, troveranno espressione forme di comunicazione che non è difficile immaginare sin da adesso. Basta saper guardarsi attorno e, soprattutto, saper guardare altrove che dinanzi a sé.



giovedì 25 dicembre 2008

Una nota di Emanuela Melchiorre: "Sette mesi di governo, un primo bilancio"


Emanuela Melchiorre, economista e giornalista, ha pubblicato il 23 dicembre questo articolo su www.ragionpolitica.it




L'anno appena trascorso è stato tra i più difficili per le economie di tutto il mondo, dei paesi industrializzati e di quelli in via di industrializzazione o emergenti. L'Italia, a differenza di molti altri paesi avanzati, ha dovuto affrontare questa crisi di per sé fra le più pesanti della sua storia, con l'aggravio di una economia in rallentamento da almeno due anni. Vivo è il ricordo di come il sistema economico italiano, che aveva cominciato una timida ripresa nei primi mesi del 2006, grazie alle scelte economiche del precedente governo Berlusconi, abbia subìto una forte battuta d'arresto in seguito alle due rovinose finanziarie elaborate dal ministro Padoa-Schioppa e imposte a colpi di fiducia dal governo Prodi, che hanno portato la pressione fiscale al valore medio del 43% del Pil e tra i più alti in Europa. A queste scelte di politica economica nazionale errate e intempestive si è affiancata la difficile situazione di un euro forte, imposto da una politica dei tassi di interesse perseguita dalla Banca centrale europea, che ha ostacolato pesantemente le esportazioni dei paesi dell'Ume (Unione monetaria europea) e, quindi, la produzione interna e l'occupazione. Inoltre, la speculazione che ha imperversato nei mercati dei generi alimentari e dei prodotti energetici ha causato un innalzamento dei costi di produzione, una spinta inflazionistica e un impoverimento delle famiglie. È quindi evidente che la situazione che l'attuale governo ha ereditato e che ha dovuto affrontare in questi primi sette mesi di vita sia stata veramente ardua.



martedì 26 agosto 2008

Politica & Rete [2] Il blog di Gianfranco Micciché

L’ex Presidente dell’Ars, oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Micciché, è tra coloro che hanno intuito - anche in Italia - l’importanza di mantenere un contatto in rete con chi intenda confrontarsi, in un rapporto aperto al dialogo, con le sue idee. Non so quando abbia iniziato, ma, dal suo blog, i post partono dal giugno dello scorso anno. Linguaggio sempre chiaro e diretto, supporto video con suoi interventi sicuramente interessanti nei contenuti, schiettezza e piglio da leader, con la concretezza che appartiene al modo semplice e immediato con cui si rivolge a chi lo legge o ascolta. Idee precise, visione del futuro, convinzione nella solidità del suo pensiero, mai vago o privo di riferimenti alla realtà di cosa accade. Mi sono ritrovato per caso tra i suoi lettori, numerosi nel periodo del dopo-Cuffaro. Adesso è da parecchi mesi che la conduzione diretta del suo blog è cessata, da quando è venuta meno la sua candidatura al ruolo di Governatore della Sicilia. Sono rimasti tra le sue pagine soltanto coloro che hanno fatto parte del nucleo di blogger che hanno condiviso sin dai primi momenti la sua iniziativa, anche se, a vederne i singoli blog, soltanto in tre sono blogger, mentre gli altri sono figure dello stesso tipo, rispettabilissimo, che si incontra nelle segreterie dei partiti: persone che si avvicinano alla politica, identificandosi in un leader e condividendone le idee, non blogger per proprio conto che si ritrovano nel pensiero di un leader. Si sono persi i lettori. Non ci sono più i post del Presidente Micciché, si discute su argomenti di interesse comune a chi posta i commenti, che spesso non coincidono con quanto pubblicato nella rubrica di è-news, creata come spunto di dialogo in assenza degli interventi diretti dell’autore del blog stesso. Cosa è accaduto? 



venerdì 4 luglio 2008

Conflitti dimenticati... Ipocrisie


Ero un bambino quando mi sembrava senza fine il conflitto tra Israele e la Palestina. E gli altri. Adesso ho più di quarant'anni. Ne ho viste e lette molte nel frattempo. Nulla è ormai lontano, nessun luogo, uomo, pensiero. Voltarsi verso altro. Non serve, è troppo vicino. Sharon chiede quasi scusa a Rabin. Solo che nel frattempo Rabin è stato ucciso. Sharon non è più di scena. Ci sono troppe guerre in Africa, non hanno volto nei media, sono senza eco. E' un tempo che sembra quello vissuto dall'Europa nelle prime due guerre di inizio del secolo scorso. Sangue senza. Ci sono altre guerre, dove far crescere democrazia e salvare il futuro delle persone. Guerre con. Onu, Nato, paesi moderni e civili che amano gli interessi del sangue delle persone con. Iraq, Afghanistan. Nessuno tra coloro che hanno marciato contro il blocco della carneficina in Bosnia, Croazia, Kosovo, ha mai detto a chi lo ha visto scendere in strada d'essersi sbagliato. O forse è soltanto che non ricordo. Una città, Sarajevo, assediata per anni e molti, troppi, voltati altrove o a dire di una pace che non era per chi moriva, anche nell'anima. Paesi fornitori di armi che non partecipano a un attacco di guerra sotto il velo trasparente di una parola che non riescono ad amare nell'uso improprio che sanno farne. Le guerre sono tutte guerre. A volte, aprendo il rubinetto dell'acqua calda, penso di dare, con quel gesto, un contributo a chi usa le nostre menti per fingere che sia giusto quello che non può assolutamente esserlo. Ed è solo che è con. Un sangue diverso dai senza.

giovedì 19 giugno 2008

Proposta: "Abolire il canone senza penalizzare la RAI"..

Il sistema di trasmissione in digitale rispetto a quello in analogico offre, sostanzialmente, due possibilità: la diffusione di programmi gratuiti e quella a pagamento.
Non richiede l'utilizzo di parabole per la ricezione, con la conseguenza di non riempire i balconi delle nostre città di quel tipo di antenne.
Offre da sei a otto canali disponibili per ciascuna frequenza analogica. Così si potranno passare sul digitale le attuali frequenze di chi possiede le reti che, al momento, trasmettono i loro programmi col sistema tradizionale - essendo state, queste, regolarmente acquistate a suo tempo.
E si potranno assegnare altre frequenze, così come avviene per le telecomunicazioni e quindi a pagamento, a chi intenda creare nuovi network o anche una sola rete, per aumentare la pluralità dell'offerta.
Ne ho già scritto in altri post.



mercoledì 21 maggio 2008

Le possibili applicazioni della tecnologia per la libertà... DIGITALE TERRESTRE


Riassumo i punti, già da me espressi in altri due post, sulle applicazioni che possono scaturire dalla novità rappresentata dal sistema di trasmissione in digitale terrestre per rendere libera la scelta delle persone su cosa vedere o non, senza obblighi, senza canoni, senza imposizioni.



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