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giovedì 11 giugno 2009

...quale direzione?



Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, in Italia, come altre volte e nel resto dei Paesi dell'Unione, hanno registrato una flessione rispetto al dato di affluenza per le politiche. Maggiore nella nostra isola sulla media nazionale. In Sicilia, invero, le elezioni dello scorso fine settimana sono state vissute con un significato diverso. Le beghe interne al PDL locale, che hanno preceduto e poi accompagnato il primo anno di governo di Raffaele Lombardo, hanno reso nei fatti, quello dei siciliani, anche un voto per assegnare la supremazia a una delle due anime del PDL, rappresentate dalla corrente Schifani-Alfano - che include il coordinatore regionale Giuseppe Castiglione e il Sen. Giuseppe Firrarello - e dall'altra, che si riconosce in Gianfranco Micciché. In questo blog, prima del voto, ho provato a spiegare le ragioni di una scelta che avrebbe potuto evitare che il tempo della politica tornasse indietro di decenni. A urne chiuse, tuttavia, emergono alcune semplici considerazioni: il serbatoio azzurro, per la prima volta, non ha funzionato nel ruolo di plus valore al dato nazionale complessivo del partito del Premier; il numero dei non votanti ha superato la media nazionale, come evidenziato; Giuseppe Castiglione e Domenico Nania, nel ruolo di coordinatori regionali del PDL, non si sono neanche avvicinati ai risultati ottenuti da Gianfranco Micciché.


venerdì 19 dicembre 2008

Sicilia... Ma chi sta, poi davvero, con Miccichè?

Le risposte arrivano sempre, quando a domandarsi sono le considerazioni che sappiamo fare, provando a guardare in anticipo a cosa accadrà nel tempo. Dopo le elezioni di metà aprile, prima che il nuovo Presidente decidesse della composizione della sua Giunta per il governo della Sicilia, scrivevo: "L'MPA di Raffaele Lombardo non nasce da un radicamento territoriale, non da un uomo che ha fatto della sua vita un impegno per la conduzione dei propri ideali; non ha l'afflato che ha accompagnato le rivendicazioni, a Nord, della Lega e del suo uomo più rappresentativo, Umberto Bossi. L'MPA, in Sicilia, nasce dal tessere del sistema di potere e di adesioni che il suo ideatore ha saputo impostare. Non è sentito dalle persone".



giovedì 18 dicembre 2008

Politica & Rete [3] Creare ed accrescere il consenso, per poi tradurlo in voti...


I lettori di questo blog sanno del mio non condividere il pensiero e il modo di fare politica di Antonio Di Pietro. Come non condivido il pensiero di tutti coloro che fanno, del modo acritico in cui chi li ascolta o li legge lo recepisce, il loro successo: Gian Antonio Stella, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Sabina Guzzanti, Michele Serra, Paolo Rossi ed altri. Spesso il loro dire o scrivere serve a spostare l'attenzione dai problemi reali, quasi ad essere, non si sa se per convinzione o paradosso, supporto a chi ha interesse a nascondere un modo di operare per portare avanti i propri tornaconti, in finanza come in politica [intrallazzi e truffe bancarie, arricchimento illecito, finanziamenti pubblici spariti nel nulla o spostati impunemente dal fine per il quale erano stati erogati]. La Casta, invero, non esiste; ma fa guadagnare denaro [vendita di libri, riviste, giornali, dvd, pubblicità] e consensi [voti alle elezioni, applausi in piazza, lettori e ascoltatori]. Ho scritto in qualcuno dei miei post precedenti che "l’opinione pubblica viene troppo spesso citata e presa in considerazione, perché si può orientare e indirizzare, le si può far vedere o credere una cosa piuttosto che un’altra… e che, invece, l’opinione propria di ciascuno, sintesi dell’intelligenza della diversità delle fonti e del modo di raccontare, critica del proprio pensiero sulla possibilità di conoscenza del fatto che genera la notizia, non è facile da manipolare. Un percorso di libertà cerca di porre le basi perché non accada che la persona sia considerata numero, né che l’individuo sia considerato elettore".



martedì 26 agosto 2008

Politica & Rete [2] Il blog di Gianfranco Micciché

L’ex Presidente dell’Ars, oggi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Micciché, è tra coloro che hanno intuito - anche in Italia - l’importanza di mantenere un contatto in rete con chi intenda confrontarsi, in un rapporto aperto al dialogo, con le sue idee. Non so quando abbia iniziato, ma, dal suo blog, i post partono dal giugno dello scorso anno. Linguaggio sempre chiaro e diretto, supporto video con suoi interventi sicuramente interessanti nei contenuti, schiettezza e piglio da leader, con la concretezza che appartiene al modo semplice e immediato con cui si rivolge a chi lo legge o ascolta. Idee precise, visione del futuro, convinzione nella solidità del suo pensiero, mai vago o privo di riferimenti alla realtà di cosa accade. Mi sono ritrovato per caso tra i suoi lettori, numerosi nel periodo del dopo-Cuffaro. Adesso è da parecchi mesi che la conduzione diretta del suo blog è cessata, da quando è venuta meno la sua candidatura al ruolo di Governatore della Sicilia. Sono rimasti tra le sue pagine soltanto coloro che hanno fatto parte del nucleo di blogger che hanno condiviso sin dai primi momenti la sua iniziativa, anche se, a vederne i singoli blog, soltanto in tre sono blogger, mentre gli altri sono figure dello stesso tipo, rispettabilissimo, che si incontra nelle segreterie dei partiti: persone che si avvicinano alla politica, identificandosi in un leader e condividendone le idee, non blogger per proprio conto che si ritrovano nel pensiero di un leader. Si sono persi i lettori. Non ci sono più i post del Presidente Micciché, si discute su argomenti di interesse comune a chi posta i commenti, che spesso non coincidono con quanto pubblicato nella rubrica di è-news, creata come spunto di dialogo in assenza degli interventi diretti dell’autore del blog stesso. Cosa è accaduto? 



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