E' ripreso da un po' il dibattito sul voto di preferenza.
Ne avevo accennato in un mio post, in maggio. Ed è qualcosa che ritengo essere importante.
A proposito di cosa ci viene detto, tutti i giorni, e di cosa è realmente nel nostro interesse di cittadini ed elettori.
Il voto di preferenza è stato in uso in Italia da sempre, prima che fosse introdotto il sistema dei collegi uninominali con le elezioni politiche del 1994 che, per il loro stesso essere scelta tra opposti candidati di schieramenti diversi, le abolivano di fatto. Ha continuato ad esistere nelle elezioni locali, comprese le regionali. E continua ad esistere per le elezioni europee.
Con la riforma del sistema elettorale per le politiche del 2006, aboliti i collegi uninominali, per la prima volta si è esclusa la preferenza dal voto di lista per la scelta dei componenti della Camera dei Deputati. Senza che ce ne rendiamo conto, invece, ci si lascia credere che il non avere la possibilità di esprimere una preferenza all'interno della lista che scegliamo di votare - ed è comunque una nostra opzione se dare o non il nostro voto a quella lista - sia una limitazione della nostra libertà. Come se a scegliere la composizione della lista che decidiamo di votare fossimo noi, quando sappiamo che non è così.