
Non è importante - scrivevo sul finire dello scorso anno su questo blog - quanto tempo occorra a un'idea per affermarsi, ma le conseguenze che ad essa si accompagnano nel momento in cui trova lo spazio che ha saputo immaginare di sé nel momento in cui è stata concepita.
Chi ha seguito lo svolgersi degli eventi in Sicilia a partire dalla caduta del governo Cuffaro, non ha difficoltà a leggere negli eventi di questi giorni la naturale conclusione di un disegno che era tracciabile già da allora. E che soltanto una visione senza prospettive ha impedito che apparisse nella sua chiarezza da subito.
Le date sono un modo per segnare un percorso, quale che sia, anche in politica.
Le date restano a dare un segno di cosa è stato e aiutano quanti sanno avere uno sguardo non miope delle cose a comprenderne l'andamento in divenire.
Alla caduta di Cuffaro si è presentata l'occasione per liberarsi da certi legami, specie che il contemporaneo svolgimento della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento a Roma ha visto separarsi le strade di quello che si presentava per la prima volta come PDL - anche se non ancora costituito, come è poi accaduto con il congresso del fine marzo appena scorso - e dell'UDC di Casini. Il risultato elettorale nazionale è stato uguale a quello in Sicilia. Ma le alleanze di coalizione sono state diverse. Perché?
Quel che accade adesso offre le risposte anche a coloro che non avevano saputo interpretare il dove verso cui stavamo andando. In questo, le date rendono più chiaro anche il senso di quanto scrivevo prima ancora che fossero costituiti il governo regionale e nazionale.