sabato 28 marzo 2009

Seconda giornata del Congresso fondatore del PDL




Oggi niente dolci... avranno saputo che ieri ne ho fatto man bassa, forse. Stamane arrivo in ritardo. Sul treno per Fiumicino/fermata Fiera di Roma, c'è un maresciallo dell'esercito che svolge servizio in Kossovo, ovviamente in licenza. E' di Roma, mi racconta del suo impegno per la pace, per servire le ragioni del dialogo, anche là in quei luoghi, dove c'è ancora spazio per gli odi che restano sotto la pelle, quello tra musulmani e serbi, ad esempio. E' un tema che verrà ripreso nella giornata di oggi, dagli oratori, anche dal ministro Carfagna, questo degli italiani nel mondo a garanzia della pace e dello sviluppo dei popoli. Hanno parlato tutti tra gli applausi; da Brunetta a Matteoli, con in mezzo Sacconi, Frattini, Prestigiacomo, Gasparri... anche Alemanno, che aveva già parlato ieri, riprende la parola. Mentre scrivo dice Scajola che il Popolo della Libertà appartiene a tutti coloro che hanno contribuito a dargli vita... Matteoli - che lo ha preceduto - sottolineava, come gli altri in questi due giorni, il ruolo di partito post ideologico, laico, cattolico e moderato del PDL. In questo, il riferimento a Brecht di Schifani, e quello di altri, ieri, alla Fallaci, le parole di oggi di Fini, aiutano a comprendere da che punto di vista si prova a guardare in modo nuovo alla politica, traendo comunque solidità dalle basi comuni e dai valori di appartenenza che hanno, già da prima, visto condividere le idee e soprattutto le prospettive della politica con riferimento al futuro del nostro Paese.



Fini al Congresso


Lo stesso lungo plauso riservato al ministro Brunetta accoglie l'inizio del discorso di Gianfranco Fini alla platea dei delegati di questo primo congresso, quello fondatore, del Partito del Popolo delle Libertà. L'abbraccio finale di Silvio Berlusconi a rimarcare l'inesistenza di motivi di disaccordo tra i due leader, ripresa anche dal Presidente di Alleanza Nazionale nelle sue parole, con il Premier a scendere la scaletta che porta giù dal palco con le braccia poggiate sulle sue spalle. E' interessante il discorso di Fini, al pari di quello del Presidente del Consiglio che ha chiuso i lavori ieri sera. Racconta degli ideali e delle motivazioni, gli uni e le altre ancorate a un criterio di concretezza, che hanno mosso le ragioni della nascita del PDL. La vocazione del Paese al maggioritario, il pluralismo, la diversità delle posizioni in un sistema democratico che non devono sfociare in tensione e indebolimento delle Istituzioni. Il risultato elettorale dell'aprile dello scorso anno che ha espresso una maggioranza consolidata, un esecutivo rafforzato nella sua credibilità dall'alleanza con la Lega, qualcosa che richiede rispetto.
La grande scommessa, dice Fini, è mostrare che in una democrazia compiuta il buon governo non coincide necessariamente con l'alternanza di forze politiche a fine legislatura, perché le idee e i concetti servono a disegnare lo sviluppo: pensare e costruire l'Italia di domani, giorno per giorno, per programmare da basi solide. Occorre essere capaci di alimentare dall'individualismo una speranza collettiva in un futuro in cui credere; e il senso di appartenenza a una comunità.



Visualizzazioni totali